
La fabbrica di bambini
Una ragazza morta nei boschi, un cadavere scomparso, un devastante incendio, un inspiegabile suicidio, neonati svaniti nel nulla, bambini nati due volte.
Strani fatti sconvolgono la vita di Fonteroccia, un tranquillo paesino sull’Altopiano.
Per il maresciallo Giulio Bellini l’indagine è tutta in salita.
Con un passato in prima linea, sfortunato eroe della missione di pace nei Balcani, confinato a Fonteroccia per punizione, il carabiniere si trova a camminare da solo in un tunnel che sembra senza fine.
Per uscirne dovrà sfoderare tutta la propria abilità e indossare nuovamente i panni del soldato, seguendo tracce sottili e sfidando ogni regola.
Un magistrato ostile, un luminare della medicina e un ex criminale di guerra tenteranno in tutti i modi di fermarlo.
Ma Bellini è bravo, onesto, caparbio e innamorato della propria divisa.Sullo sfondo di un paesaggio bellissimo, in un mondo fatto di sentimenti semplici, si getterà anima e corpo in un’avventura nella quale, tra violenza e malvagità, ci sarà posto anche per un tenero e malinconico amore, che crescerà giorno per giorno, al ritmo lento della montagna.
Recensioni
- Crimini genetici fra le montagne – Maurizia Veladiano
- Delitti e misteri sull’Altopiano – Elena Castellan
- Un giallo sull’Altopiano – Carlo Barbieri
Il giornalista bassanese firma un giallo di inquietante attualità dalla scrittura fresca e veloce.
Crimini genetici fra le montagne. Un maresciallo contro feroci manipolatori
di Maurizia Veladiano
Il profumo dei boschi, il ritmo delle stagioni, il cerchio di un orizzonte dolce e antico attraversato dal battito di un tempo apparentemente immobile e sereno. Questo lo scenario entro cui Silvano Ferraro, redattore del Giornale di Vicenza, costruisce un romanzo agile e segreto, in cui pathos e malinconia intessono una trama densa e avvincente.
S’intitola La fabbrica di bambini (Attilio Fraccaro Editore, pagg. 272, euro 15) e fin dalle prime battute, la storia del giornalista bassanese conduce il lettore nei territori di una contemporaneità confusa e rapace, tra le cui pieghe si fanno strada temi brucianti come quelli che costeggiano i tornanti insidiosi di una ricerca genetica sempre più arrischiata e possibilista. Una materia magmatica, stemperata dal paesaggio silenzioso dell’Altopiano di Asiago, dove vive la piccola comunità di Fonteroccia, punto d’avvio di un’avventura i cui protagonisti sono pennellati dalla mano dell’autore con tratti rapidi e sicuri, quasi la narrazione fosse il risultato di un disegno ampio e prezioso.
La vicenda si apre con la fuga disperata di una giovane donna, che incurante dell’asperità del luogo e dell’intrico di rami e arbusti che le impediscono il passo e il respiro, tenta invano di mettere in salvo se stessa e il suo impossibile sogno. Un incipit ad alta tensione, capace con poche battute di sbalzare una sequenza che diverrà il “fil rouge” di un intreccio tanto inquietante quanto imprevedibile. Quando il maresciallo Giulio Bellini, comandante dei carabinieri della piccola stazione di Fonteroccia, viene chiamato per un sopralluogo nella zona di Colle del Lupo, tutto ormai è accaduto. La donna, con la testa fracassata e rivoli di sangue secco sul volto e sul collo, giace immobile tra le foglie di rosa canina. E quello che a prima vista poteva anche essere archiviato come un banale incidente, eccolo trasformarsi, sotto l’occhio attento del giovane investigatore, in un giallo agghiacciante e torbido, del quale non sarà facile trovare la chiave e il movente. Molti infatti gli intrighi, i depistaggi, le ombre che dovranno essere decifrate e disperse, ma alla fine ogni tessera del puzzle troverà una sua precisa, sorprendente collocazione.
Un’architettura narrativa che Silvano Ferraro realizza con scrittura fresca e veloce, tratteggiando accanto alla figura del maresciallo Bellini tutta una serie di personaggi che condurranno dritti verso quella clinica Speranza, alias “la fabbrica di bambini” evocata dal titolo, all’interno della quale le frontiere della scienza sembrano aver superato i confini estremi di una sperimentazione cinica e feroce.In questo universo abitato dal sussurro di una natura incontaminata e selvaggia, le allucinate applicazioni del dottor Allegri, grande esperto di biogenetica, e la gelida determinazione di Boris Halinovic, ex criminale di guerra addetto alla sicurezza della clinica Speranza, si intrecciano con una lunga serie di avvenimenti e colpi a sorpresa. Non resta che seguire il fiuto e lo sguardo attento di Bellini, uomo rigoroso e concreto, che nel gioco di cui è protagonista svela un modo di guardare alle cose dentro cui vibra una moralità limpida e profonda, accompagnata a un senso del tempo e della vita che pagina dopo pagina crea con il lettore un rapporto suggestivo e ipnotico.
Nel giallo “La fabbrica di bambini” di Silvano Ferraro
Delitti e misteri sull’Altopiano
di Elena Castellan
Un delitto, un investigatore e un’indagine tutt’altro che scontata: il romanzo di Silvano Ferraro presenta tutti gli ingredienti di un poliziesco avvincente. S’intitola “La fabbrica di bambini” ed è uscito in questi giorni da “attiliofraccaroeditore tel. 349-8786961)”.Redattore del nostro Giornale, Silvano Ferraro esordisce nella scena letteraria locale, in un ambito strettamente legato alla sua professione.
Anche se completamente inventata, infatti, la vicenda narrata nel libro risente delle sua esperienza giornalistica, maturata tra fatti di cronaca nera e giudiziaria.La scena si apre sul delitto di una giovane donna, trovata morta nel bosco di Fonteroccia, un paesino immaginario dell’Altopiano di Asiago; quello che inizialmente sembra essere un incidente, anche per gli investigatori assume ben presto i contorni del crimine. Fin dalle prime pagine il lettore conosce l’identità dell’omicida ma non il modo per dimostrarne la colpevolezza.
L’indagine viene affidata al maresciallo Giulio Bellini, militare di quarant’anni tutto d’un pezzo, rispettoso delle leggi e delle regole. A lui spetta il compito di sciogliere l’intricata investigazione, costellata di sparizioni di cadaveri, incendi e morti violente.Oltre che con un superiore arroccato dietro alla scrivania e disposto a tutto pur di salvaguardare il proprio nome, il giovane carabiniere deve scontrarsi con il dottor Allegri, un luminare della biogenetica, e con Boris Halinovic, un ex criminale di guerra, estremamente abile a bruciare ogni prova utile alla soluzione del caso. I due personaggi sono collegati perché rispettivamente titolare e guardia della clinica Speranza, la “fabbrica di bambini” cui allude il titolo. Le indagini conducono a questo laboratorio specializzato nel far nascere i bambini, dove legge e religione sono annullate a favore di una scienza genetica portata agli estremi.
Il tema dominante si collega alla fecondazione artificiale e ad aspetti ancora oggi molto discussi, quali la conservazione degli embrioni e la clonazione, ma la cornice dei fatti non si ferma a questo.Ogni personaggio, nella sua tipicità incarna aspetti interessanti, legati al luogo in cui si snoda la vicenda e, in generale, alla società contemporanea.Il maresciallo Bellini rappresenta la giustizia, fedele fino in fondo all’impegno che la sua uniforme esprime; la donna uccisa all’inizio del libro interpreta una delle tante storie tragiche legate all’immigrazione clandestina dall’Europa dell’est; il dottor Allegri è la scienza pura, Halinovic la cieca violenza della guerra.Dietro a loro, lontana spettatrice dei fatti, c’è Elena, la fidanzata del maresciallo Bellini.
Attraverso i suoi occhi, l’autore si sofferma sulla Valbrenta, sulle sue bellezze naturalistiche e paesaggistiche, con al centro Bassano, il Ponte Vecchio e i modi di vivere, descritti in esaustivi accenni.Silvano Ferraro coordina questi personaggi nel condiviso terreno di una storia, capace di coinvolgere il lettore in risvolti inquietanti e inattesi.
Nel romanzo d’esordio di Silvano Ferraro le indagini di un carabiniere su una misteriosa clinica “La fabbrica di bambini”
di Carlo Barbieri
Un giallo sull’Altopiano. Una storia ambientata fra la città e la montagna,ricca di misteri, omicidi, colpi di scena e sentimento
Tra i titoli più attesi in libreria per il prossimo Natale c’è “La fabbrica di bambini”, romanzo con il quale Silvano Ferraro, redattore del nostro Giornale, debutta sulla scena letteraria locale. Si tratta di un avvincente giallo, ambientato fra Bassano e un immaginario paesino dell’Altopiano di Asiago, edito dalla “attiliofraccaroeditore”.
Il libro, nel quale l’autore riversa la propria esperienza di cronista di “nera”, affronta un tema di grande attualità, quello della fecondazione artificiale e dei bimbi concepiti in provetta. La vicenda prende le mosse dalla morte di una ragazza, il cui cadavere viene ritrovato in un bosco. Quello che a prima vista appare un incidente si rivela ben presto essere un omicidio, sul quale è chiamato ad indagare il maresciallo Giulio Bellini, comandante della locale stazione dei carabinieri, che si trova a sbrogliare un’ingarbugliata matassa.
La strada verso la soluzione del giallo è costellata di cadaveri e di fatti inquietanti. Bellini deve destreggiarsi fra morti misteriose, bambini scomparsi, incidenti e strani incendi. A mettergli i bastoni tra le ruote ci pensano un luminare della medicina che si atteggia a grande burattinaio della vita e della morte, un ex criminale di guerra e un magistrato ostile. Con un passato in prima linea, sfortunato eroe della missione di pace nei Balcani e confinato sull’Altopiano per punizione, il carabiniere si trova a camminare da solo in un tunnel che sembra senza fine.
Per uscirne deve sfoderare tutta la propria abilità, sfidando ogni regola. Sullo sfondo di un paesaggio bellissimo, in un mondo fatto di sentimenti semplici, si getta anima e corpo in un’avventura nella quale, tra violenza e malvagità, c’è posto anche per un tenero e malinconico amore, che cresce giorno per giorno, al ritmo lento della montagna.
Ma cos’è la “fabbrica di bambini” del titolo?
«La fabbrica di bambini è una clinica specializzata nel far nascere i bambini. È una specie di grande reparto di maternità al quale si rivolgono coppie che hanno problemi ad avere dei figli in modo naturale. La clinica è stata fondata da un luminare della biogenetica per portare avanti e mettere in pratica i frutti di anni di ricerche. Ricerche che si scontrano con la morale comune, i dettami della Chiesa e la legge. Nella fabbrica di bambini non esistono né leggi né morale ma solo la scienza, portata agli estremi».
Come si sviluppa la vicenda?
«La storia ruota attorno alle indagini sulla scomparsa di una ragazza trovata morta nei boschi. Indagini che s’intrecciano con altre morti violente e che ben presto portano alla clinica. Nella storia sono coinvolti personaggi potenti e protetti, contro i quali va a picchiare la testa il protagonista».
Protagonista che è un carabiniere…
«Il maresciallo Giulio Bellini, un quarantenne ancora in forma, militare tutto d’un pezzo, ligio al dovere, innamorato della divisa e della propria donna. Secondo me incarna l’essenza stessa del carabiniere, di qualunque grado, dal volontario al generale. Bellini è un tipo caparbio e va avanti per la propria strada nonostante gli ostacoli. Ha alle spalle una carriera brillante nella quale ha bruciato le tappe. Una missione nell’ex Iugoslavia finisce male e lui si ritrova in castigo sull’Altopiano, a comandare la stazione di Fonteroccia».
Fonteroccia?
«Fonteroccia è il nome immaginario di un paesino dell’Altopiano di Asiago nel quale si sviluppa la storia. Chi conosce la zona non avrà difficoltà ad individuarlo. È un posto bellissimo del quale anche il protagonista s’innamora, anche perché lì trova la donna della vita».
Omicidi, indagini, violenza ma anche sentimento quindi…
«Diciamo che ci sono un po’ tutti gli ingredienti classici».
Quanto c’è della sua esperienza giornalistica in questo libro?
«Direi molto. Sicuramente ci sono gli anni della cronaca nera e giudiziaria. Facendo questo mestiere conosci da vicino carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco, procuratori, giudici, medici, investigatori privati, impresari di pompe funebri, malavitosi… I personaggi del libro sono indubbiamente disegnati sulla base della mia esperienza giornalistica, pur con gli eccessi voluti da una storia assolutamente inventata. Non è un caso se la vicenda ha luogo sull’Altopiano ma le indagini portano puntualmente a Bassano».
