E’ stata definita come “l’unico centro commerciale con un seggio all’Onu” oppure “una Disneyland con la pena di morte” (William Gibson). Per me, Singapore è molto più semplicemente un “luna park per ricchi”. E’ un giro in giostra, un costoso giro in una giostra unica al mondo.
Singapore non può non piacere. Basta poco per rendersi conto che è qualcosa di completamente diverso dalla maggior parte dei luoghi. Pulita, ordinata, ricca, è un’autentica oasi se paragonata al resto di un’Asia dove povertà, sporcizia e caos, salvo rarissime eccezioni, regnano ancora.
Singapore è la città ideale in cui vivere per un occidentale, un europeo, che ama le comodità e i servizi dei nostri centri urbani ma che ne odia le croniche imperfezioni: confusione sociale, carenze amministrative, degrado, sporcizia, incuria, delinquenza eccetera.
E’ un città così perfetta da sembrare quasi irreale. Tutto bello, tutto lucido, tutto pulito, tutto in ordine. Le auto rispettano i limiti, i pedoni aspettano il verde, nessuno butta carte o cicche per terra, nessuno fa il picnic seduto sui marciapiedi e sui gradini dei monumenti, la gente fuma solo vicino agli appositi posacenere, non ci sono accattoni, nessuno, incredibile ma vero, insiste per venderti qualcosa.


Persino la “sua” Chinatown è qualcosa di diverso. E’ così ordinata che dovrebbero cambiarle nome. In qualche modo riescono a tenere sotto controllo persino l’odore del cibo… Niente a che vedere con la Chinatown di Kuala Lumpur, disordinata, puzzolente, carnevalescamente colorata ed illuminata, in una parola, genuina.
Però, se non sei mai stato in una Chinatown, quella di Singapore va bene per cominciare. La vivi tranquillo, senza timori, come da dietro un vetro. Il cibo, in ogni caso, viene considerato ottimo anche qui.
Singapore, dicevo, non può non piacere. Uno skyline da favola accoglie il visitatore, ammaliato da attrazioni turistiche uniche che hanno reso celebre l’immagine della città: l’area di Marina Bay, i Gardens by the Bay, il celeberrimo grattacielo Marina Sands Bay (ma quante “bay”), il Clark Quay per far festa di sera, Chinatown naturalmente ma anche Little India e il Giardino Botanico che ti proietta nella giungla. E poi, la ruota panoramica che sorveglia dall’altro l’inconfondibile silhouette del circuito cittadino di Formula 1.

Grattacieli 
Un angolo di giungla in centro
Niente da dire. Il turista si diverte. Il turista con i soldi contati, invece, si diverte un po’ meno. Una birra media vale anche 14 euro ma, se sei fortunato, per l’happy hour con venti euro te ne danno due. Una bottiglietta di acqua nel negozio di alimentari costa un paio di euro, un piatto di riso e pollo una quindicina. Prezzi poco asiatici, insomma. Ma i locali sono pieni, segno che i soldi ci sono.
Un po’ fuori dallo skyline, in ogni caso, non è difficile vedere la fila in ristorantini alla buona che praticano prezzi un po’ più “malesi”.
Che di soldi ne girano molti lo si capisce anche dal parco auto. Non appena varcato il confine stradale entrando dalla Malesia, il panorama cambia. Riappaiono le supercar tedesche, accanto a Lamborghini, Maserati, Lotus, Ferrari, Porsche e via così. La ciliegina su un panorama che vede i singaporesi girare mediamente su vetture di livello medio alto.


Capitolo sicurezza. Nel 2017 Singapore si è piazzata al secondo posto a livello mondiale nella classifica delle città con meno criminalità, dopo Tokio. Un altro punto a favore. In pratica, puoi passeggiare tranquillamente per la città di giorno e di notte senza alcun timore. Gli unici che tengono d’occhio le proprie cose, qui, sono i turisti. I “locali” sono sereni, per strada come sui mezzi pubblici. Roba da fantascienza.
Come si è arrivati a questo? Sono davvero così bravi gli abitanti di Singapore, così migliori degli abitanti del resto del mondo? Un po’ di merito va loro sicuramente riconosciuto. Non a caso, si dice che se vai con lo zoppo impari a zoppicare e, qui, non zoppica nessuno. Un grosso contributo all’ordine, in realtà, viene anche da leggi ferree, punizioni severissime e poche chance di farla franca. Il territorio di Singapore è letteralmente tappezzato di telecamere che tengono d’occhio tutto e tutti, ovunque. Il Grande Fratello qui è davvero realtà e non dà scampo. Siamo ben oltre certa fantascienza.
Lo Stato fa sentire la propria voce già alla frontiera. Un fuoco di fila di domande da parte di severi poliziotti. Domande per lo più insensate e inutili: da dove vieni, dove vai, quando te ne vai e via così. In tal modo Singapore ti fa capire subito l’aria che tira.
La normativa èmolto severa. Tanto per rendersi conto, non sono ammesse le “gommeamericane” (per non sporcare strade e marciapiedi), non si puòmangiare sui mezzi pubblici e nelle stazioni, non si può sputare perterra né attraversare fuori dalle strisce. E’ vero, certe cosesono vietate anche in altri Paesi. La differenza è che qui la gentesta al gioco anche perché, se ti vedono, ti puniscono molto ma moltoseveramente. Ed è molto facile che ti vedano…
Le pene sono severissime e le multe alte.
A Singapore è ancora in vigore la pena di morte, per impiccagione. Uno dei reati per i quali viene applicata è il traffico di droga. A Singapore è ancora in vigore la fustigazione, che viene applicata anche per reati minori. Se ti sorprendono a scrivere su un muro (vandalismo), se dai ospitalità a uno straniero oltre i limiti temporali (favoreggiamento dell’immigrazione irregolare), se ti sorprendono a farti uno spinello, ti legano ad un cavalletto e ti frustano sul sedere con un pezzo di legno di oltre un metro. E qui non si tratta di chiacchiere. Lo fanno davvero.
Di sicuro è un buon deterrente per mantenere quella patina di “ordine e disciplina” della quale la città stato va orgogliosa. Del resto, come diceva qualcuno alla buona, “male non fare, paura non avere”. Ognuno è libero di tirare le proprie conclusioni.
Personalmente sono per… una via di mezzo e lascio Singapore non del tutto convinto.Una metropoli del futuro con leggi medievali. Perfettina al punto da rendersi ad un certo punto quasi antipatica. Una bella donna con cui passare una notte, ma da non sposare. Insomma, buona per farci il turista per qualche giorno, non certo per viverci.




