Il Cammino Portoghese

“Una volta basta e avanza!” Erano queste le parole che ero solito ripetere la prima volta che ho affrontato il Cammino di Santiago. Le sussurravo a me stesso ed erano la risposta a chi mi chiedeva “come va?”. Accadeva nei momenti più difficili dei 900 chilometri del Cammino Francese, dai Pirenei alla Galizia, quando zoppicavo per i dolori ad un ginocchio ed ero tormentato da un’insopportabile tendinite ai talloni. Magari ci torno in bici, dicevo, di sicuro mai più a piedi.

Un anno esatto dopo, rieccomi qui, a rimangiarmi parole e propositi, dimentico di ogni sofferenza. La molla è scattata all’improvviso, in una giornata neppure tanto noiosa. Insofferenza, irrequietudine, l’oppressione del quotidiano. Sentivo che mi mancava qualcosa e in un attimo ho realizzato cosa. Mi mancava il Cammino di Santiago. Mi mancavano i luoghi, le persone, lo spirito, forse anche la fatica stessa che coronava il termine di ogni giornata. Mi è bastato un attimo per decidere e una decina di giorni più tardi ero nuovamente sul Camino. Dieci giorni per allenarmi, o fare finta di farlo, rimettendo i piedi uno davanti all’altro sulle colline della Pedemontana, tra il Brenta e il Piave. Luoghi ameni, per la mente e il corpo.

Santiago, finalmente!
Per non perdersi

Sapevo che non sarebbe stata la stessa cosa. Ogni evento è irripetibile. Basta una sfumatura per cambiarlo irrimediabilmente. Quello che non avrei di sicuro trovato sarebbero state le persone conosciute l’anno prima, con le quali avevo condiviso momenti di rara intensità. Ho cercato quindi di mettere da parte qualsiasi tipo di aspettativa e di aprirmi ad un nuovo orizzonte. Per aiutarmi ho cambiato strada. Meno chilometri, meno fatica, cose nuove da vedere.

Ho optato per il Cammino Portoghese Centrale, il secondo più frequentato, così dicono le statistiche, tra quelli che portano alla cattedrale galiziana, dopo quello Francese. Da Porto a Santiago sono poco meno di trecento chilometri, sulla carta, che alla fine sono diventati un centinaio in più con le dovute divagazioni turistiche. Un percorso nuovo, che mi ha portato alla scoperta di alcuni angoli splendidi del Portogallo e mi ha fatto conoscere l’ospitalità dei lusitani. Porto, San Pedro de Rates, Tamel, Ponte de Lima, Rubiaes, Tui, Redondela, Pontevedra, Caldas de Reis, Padron… Luoghi carichi di storia, di monumenti e di fascino. E oltre ai luoghi, le persone.

Il viaggio comincia all’Albergue de Peregrinos de Porto, luogo tranquillo e accogliente dove faccio conoscenza con alcuni pellegrini italiani. Giuseppe è un camionista in pensione, innamorato del Cammino di Santiago. Il suo obiettivo è arrivare nella città galiziana percorrendo tutti gli itinerari, spagnoli e portoghesi, uno all’anno. Questa volta è partito da Lisbona e mi racconta i problemi incontrati nelle prime tappe, primo fra tutti la difficoltà di trovare un alloggio, sia per la bassa stagione sia perché il tragitto dalla capitale portoghese a Porto non è ancora molto frequentato. Capita quindi di non trovare ostelli o di trovarli chiusi, per cui si è costretti a chiedere ospitalità nelle caserme dei vigili del fuoco o in strutture parrocchiali o religiose, contando sulla disponibilità ma, soprattutto, sulla reperibilità delle persone. Un notte ha dormito tutto solo in una palestra, al freddo e al buio, ma almeno al riparo dalla pioggia.

“E quando avrai percorso tutti gli itinerari?”, gli chiedo.

“Riparto da zero – mi risponde con un sorriso – Non riesco a star lontano da questi luoghi e da questa esperienza. E’ più forte di me”.

Un po’ comincio a capirlo.

Conosco Mario, un ragazzo romano che arriva dal Sudamerica e sta tornando a casa… a piedi.

“Lunghetta…”, gli dico.

“Oh sì – mi risponde – ma il tempo non mi manca e fortunatamente non ho problemi di soldi”.

Allo stadio c’è Porto – Roma, il ritorno degli ottavi di champions league.

“Non resisto – mi fa – devo andare”. Gran cuore giallorosso, come quello dei tantissimi tifosi romani che affollano e animano le vie della città portoghese e che il giorno dopo, nonostante la sconfitta, sono ancora lì a fare festa.

Porto è una città stupenda. Ci resto un paio di giorni e la giro in lungo e in largo, su e giù, fino negli angoli più nascosti. La Torre dos Clerigos, la stazione di Sao Bento, il Ponte Dom Luis, la Ribeira, Villa Nova de Gaia, la Igreia do Carmo, la Libreria Lello e Irmao, un giro sul vecchio tram, la chiesa di San Francesco, la cattedrale e ancora bar e pasticcerie e, naturalmente, le botteghe del vino in riva al fiume Douro dove mangiare buon pesce e sorseggiare il miglior Porto del mondo. Mi godo la città come un tranquillo turista e metto la classica ciliegina sulla torta con una lunga camminata fino alla foce del fiume, per godermi lo spettacolo delle maestose onde dell’oceano in tempesta che s’infrangono sulla Praia das Pastoras.

Tradizionali imbarcazioni per il trasporto delle botti di vino
Veduta del Ponte Dom Luis e del fiume Douro

Ma è tempo di andare. Il Cammino per Santiago è lungo e il tempo non è clemente. All’uscita di Porto incontro le prime frecce gialle, le caratteristiche indicazioni del percorso. Piove. Piove forte tutto il giorno e la temperatura si abbassa, ma l’inclemenza del meteo non toglie nulla alla bellezza dei luoghi che attraverso. Mi fermo in un bar per un caffè e una “pasta de nata”, il tradizionale dolce alla crema. Mentre sono seduto, Giuseppe il camionista passa spedito. Cerco di richiamarlo ma la pioggia confonde i rumori e si allontana senza vedermi. Non lo rivedrò più.

Arrivo completamente zuppo, nonostante l’abbigliamento invernale, all’Albergue de Peregrinos di San Pedro de Rates. L’ambiente è caldo e accogliente e divido con gli altri ospiti, pochi, un piccolo radiatore elettrico nel tentativo di asciugare gli indumenti. Poco lontano, un ristorante offre il classico menu del pellegrino, gustoso, abbondante e, naturalmente, economico.

Il nuovo giorno mi saluta con un sole splendente che colora alle prime ore del mattino la campagna coltivata tra San Pedro e Barcelos. E’ una zona collinare dove i boschi di eucalipti si alternano a pascoli e vigneti, in un continuo susseguirsi di luci e ombre. La pioggia del giorno prima ha trasformato stradine e sentieri in autentici acquitrini e il cammino non è agevole. I pellegrini sono davvero rari. Passo ore senza incontrarne. Tutta un’altra cosa rispetto al Cammino Francese dell’anno scorso, quando il via vai era quasi contino nonostante la stagione fredda. E’ un’esperienza sicuramente diversa, più intima, ma l’avevo messo in conto.

Dopo qualche chilometro incontro Felipe, un ragazzo brasiliano che viaggia con uno zaino pesantissimo. Ha venticinque anni, sogna l’Europa e ha deciso di cominciare a conoscerla con il Cammino di Santiago. Parliamo del più e del meno ma lui procede lento e dopo un po’ ci salutiamo. Il percorso è costellato di chiese e cappelle dall’architettura particolare, delle quali apprezzo forme e, soprattutto, colori.

Barcelos è una delle più grandi città che s’incontrano lungo il Cammino Portoghese. Dopo il vecchio ponte che immette nel centro storico, attraverso la fortezza e mi soffermo davanti al palazzo della giunta. La chiesa del Bom Senhor da Cruz è probabilmente la principale attrazione e merita sicuramente una visita. La città è famosa per la leggenda del gallo nero, secondo la quale un pellegrino diretto a Santiago, ingiustamente accusato e condannato a morte, sarebbe stato salvato dall’inspiegabile resurrezione di un galletto arrosto già sul piatto del signore locale. Un miracolo che accomuna Barcelos a Santo Domingo de la Calzada, cittadina che si trova lungo il Cammino Francese, nella quale per ricordare un analogo avvenimento, ancor oggi nella cattedrale esiste un pollaio nel quale vivono un gallo e una gallina, quotidianamente accuditi dai fedeli.

La chiesa del Bom Senhor da Cruz a Barcelos
Antico ponte di pietra lungo il Cammino

Proseguo il cammino e un lungo tratto in salita mi porta fino a Tamel, dove alloggio all’Albergue San Pedro – La Rocaleta, una struttura moderna e ben attrezzata. Siamo solo in tre. Con me c’è una coppia inglese, padre e figlia. Lei, dopo aver percorso il Cammino di Santiago varie volte, ha convinto papà a seguirla nell’ennesima avventura. Un’esperienza unica, destinata sicuramente a rafforzerà un rapporto famigliare che sembra già ben saldo. Lui insegna e fa il pittore. Ad ogni tappa va a caccia di qualche angolo caratteristico, tira fuori cavalletto, tela e pennello e dipinge. Acquerelli stupendi, nei quali immortala con rara bravura il suo Cammino. Lo osservo, ammirato e geloso di un’arte che mi è negata. In alcuni momenti della giornata, noto un tremore alla mano che però, miracolosamente, scompare quando impugna il pennello.

Ponte de Lima è un centro carico di storia, una delle principali città turistiche del Portogallo. Il ponte da cui prende il nome fu costruito nel primo secolo e rappresenta tuttora una delle principali attrazioni. Da non perdere il centro, con diversi bei palazzi, giardini curati e una miriade di localini. Ci arrivo dopo una bella scarpinata di 33 chilometri. L’Albergue de Peregrinos è quasi pieno. Subito non riesco a capire da dove arriva tanta gente, poi scopro che molti cominciano proprio da qui il loro pellegrinaggio. Ponte de Lima, complice anche la giornata festiva, è un po’ una parentesi mondana in questo Cammino. La città è affollata e non si respira certo l’atmosfera tipica del pellegrinaggio. Ma alla fine ci sta. Ceno al ristorante Casa Alameda, dove mangio uno squisito baccalà annegato nel purè.

Ponte de Lima
I ricordi dei pellegrini

Sulla strada per Rubiaes, attira la mia attenzione una grande bandiera tricolore, verde, bianca e rossa, esposta accanto a quella portoghese e a quella europea. E’ l’ingresso della Pescaria, un locale che una coppia di italiani di Roma, dopo anni di “Cammini”, ha deciso di prendere in affitto, per viverci e tentare la sorte. Mi parlano della loro esperienza, del legame con l’Italia, dei pensionati italiani che si trasferiscono in Portogallo. Quel locale, frequentato ogni giorno da pellegrini, è il loro modo per sentirsi sempre in Cammino verso Santiago.

Passo accanto alla Croce dei Francesi, chiamata anche Croce dei Morti, dove nel 1809 gli abitanti della zona tesero un’imboscata alla retroguardia degli invasori napoleonici e fecero una strage. Ai piedi della lapide che ricorda l’episodio, sassi, croci e foto narrano di altri morti, facendone un luogo di ricordi e di dolore senza tempo.

Compagni di viaggio
L’Albergue di Rubiaes

All’Albergue de peregrinos de San Pedro de Rubiaes ritrovo diversi compagni di viaggio. Fra loro c’è Hans, tedesco, gran camminatore. Un tipo simpatico, spesso al telefono per lavoro, innamorato, lui come quasi tutti gli altri, dell’Italia, delle sue bellezze e della sua cucina. Ceniamo tutti insieme al ristorante Bom Retiro, in una serata piacevole che ci permette di conoscerci meglio e di scambiarci impressioni e umori.

La tappa da Rubiaes a Tui segna l’ingresso in Spagna, caratterizzato dal ponte in ferro sul fiume Migno. Valenca è l’ultimo centro portoghese. E’ una città carica di storia, nota per la cittadella fortificata del Settecento, in gran parte perfettamente conservata e recuperata. Una miriade di negozietti accompagna il pellegrino nel centro storico e molti la scelgono per pernottare. Io decido di proseguire fino a Tui, primo centro galiziano, famoso per la sua cattedrale dedicata a Santa Maria. L’edificio è maestoso. Costruito tra il 1100 e il 1200, è un tutt’uno con il museo diocesano, la Cappella della Misericordia e lo stesso Albergue dos Pelegrinos. E’ il nucleo antico della città e vi si respirano storia e arte.

La tranquillità di Tui trova ben presto conferma. Sono l’unico ospite dell’ostello. L’addetta mi dà le consegne su luci da spegnere e porte da chiudere poi, alle 22 in punto, se ne va. E’ una notte surreale. Le ombre delle torri e dei campanili filtrano dalle finestre, allungandosi sinistre sulle pareti del dormitorio. I rintocchi di una campana rompono un silenzio quasi assoluto, ricordandomi ogni mezz’ora quanto può essere lunga la notte. Complice, probabilmente, anche una cena un po’ troppo abbondate, non dormo molto e saluto con un sospiro le prime luci dell’alba. Mi metto in cammino presto, attraversando una città immersa nella nebbia. Quando esco dal centro abitato e m’immergo nella campagna, l’atmosfera diventa da fiaba. Umidità e freddo mi accompagnano, finché i primi raggi del sole fanno capolino e riescono a sciogliere la barriera lattiginosa.

“Que la tierra se vaja haciendo camino ante tus pasos
Que el viento sople siempre a tu espalda
Que el sol brille cálido en tu cara
Que la lluvia caiga suave sobre tus campos
Y hasta que volvamos a vernos.
Que Dios te guarde en sus manos”


“Che la terra diventi un cammino davanti ai tuoi passi
Che il vento soffi sempre sulla tua schiena
Che il sole brilli caldo sul tuo viso
Che la pioggia cada lieve sopra i tuoi campi
E fino a che torniamo a vederci
Che Dio ti custodisca nelle sue mani”

Il saluto del pellegrino, scritto su una lavagna, mi accoglie all’ingresso di un bar sperduto nella campagna. Un luogo isolato, dove solo i pellegrini diretti a Santiago, e qualche contadino, possono mettere piede. Caffè e un mega croissant inaugurano la mia giornata e mentre me ne sto lì con la bocca piena, entra Hans. Mi indica la scritta e sorride. Ricambio. Condividiamo il momento, felici di essere lì.

Poco prima di Redondela comincia a piovere. E’ una pioggerella leggera ma fitta e fastidiosa, che penetra ovunque inzuppando scarpe e pantaloni. L’Albergue Casa da Torre è caldo e accogliente. Faccio il bucato e appendo qua e là gli indumenti per farli asciugare. Un tentativo quasi disperato. Una coppia di pellegrini italiani capisce il dramma, si avvicina e mi offre di infilare la mia roba nell’asciugatrice assieme alla loro. Accetto, ovviamente. E’ la gentilezza all’ennesima potenza.

Redondela è quasi una città di mare. Si trova al termine di un ria, un grande e lungo fiordo che dall’Atlantico s’incunea a nordest della città di Vigo. Qui il Cammino portoghese centrale si riunisce con quella della Costa e il numero dei pellegrini cresce. Visito la città e mi concedo una lunga camminata all’interno del fiordo, attardandomi sino al tramonto per ammirare i giochi d’acqua della marea montante. L’ostello è affollato. Accanto a me, un gigante tedesco si rigira rumorosamente nel letto tutta la notte, unendosi russando ad un concerto che non dà pace. Se non è un incubo, poco ci manca. Infilando i tappi negli orecchi, riesco a dormire qualche ora, quanto basta comunque per affrontare la nuova giornata con rinnovato vigore. Una tazzona di caffè e sono pronto a rimettermi in marcia.

Mi aspetta Pontevedra, che è per me una piacevolissima scoperta. Alcuni siti specializzati in viaggi la considerano a ragione tra le città più belle della Spagna. E’ stata premiata a livello internazionale per la qualità del tessuto urbano, la vivibilità, l’accessibilità e la mobilità pubblica. Aggiungiamoci alcuni monumenti storici assolutamente da non perdere, come la basilica di Santa Maria Maggiore e la chiesa della Madonna Pellegrina e il quadro è completo. “Dulcis in fundo”, vita notturna e una miriade di locali per tutti i gusti e tutte le tasche, aperti fino a tarda ora, testimoniano la proverbiale movida spagnola.

Santiago de Compostela si avvicina. Pontevedra rappresenta l’ultima parentesi per così dire mondana del Cammino Portoghese. Caldas de Reis è una tappa che potremmo definire interlocutoria. Non c’è molto da vedere, in effetti, al di la di un ponte romano e della chiesa di Santa Maria, all’ingresso sud del paese. E’ l’occasione per riposare e riordinare le idee in vista del rush finale.

M’incammino di buon mattino, diretto a Padron. L’aria è fresca e una leggera bruma avvolge il paesaggio. Lungo il Cammino sono sempre più frequenti gli “horreos”, i caratteristici granai sopraelevati galiziani. Padron non è molto grande. E’ un paese di poco meno di novemila abitanti, frequentato soprattutto perché si trova lungo il Cammino di Santiago e quindi meta giornaliera di decine di pellegrini. L’albergue è oltre il ponte sul ria Sar, accanto al convento del Carmine. Ha buoni servizi e, vista la posizione, verso sera si riempie. Il centro storico è un susseguirsi di bar e ristoranti, presenti in numero a prima vista sproporzionato rispetto alla popolazione ma spiegabile probabilmente con l’elevato afflusso di pellegrini in alta stagione. Secondo un vecchio proverbio, Padron è meta obbligata per chi va a piedi a Santiago de Compostela, una specie di sosta destinata a suggellare il pellegrinaggio. La città è posta al termine dell’estuario del fiume Ulla e quindi è collegata direttamente al mare. Qui, si dice, un tempo i pellegrini potevano raccogliere la conchiglia simbolo del compimento del loro cammino. Sempre secondo la leggenda, fu qui che approdò dall’oriente la nave con il corpo e la testa dell’apostolo San Giacomo. In paese c’è ancora la grossa pietra cui sarebbe stata ormeggiata la barca e che dà appunto il nome al paese.

La principale attrazione del luogo si trova appena fuori del centro abitato ed è la chiesa di Santa Maria, nell’antica Iria Flavia, città fondata dai romani come luogo di congedo dei veterani di Flavio Vespasiano. Risalente all’XI secolo, ospita le tombe di 28 vescovi.

In Galizia il Cammino di Santiago è qualcosa di sacro per tutti. Fa parte della vita quotidiana degli abitanti. La tradizionale conchiglia appare ovunque. Persino la società che gestisce le fognature l’ha assunta come simbolo, stampandola sui coperchi in ghisa dei tombini.

L’ultima tappa del Cammino Portoghese non è propriamente eccitante. Sarà che ho dormito poco, sarà che la stanchezza si fa sentire, sarà che i tratti urbani e trafficati diventano più frequenti, fatto sta che l’entusiasmo, un po’ alla volta, sembra sfumare. Comincio a pensare al dopo. Mi era già capitato l’anno prima. La vita di tutti i giorni, con i suoi piccoli e grandi grattacapi quotidiani… Per farla breve, sbaglio strada ben tre volte, allungando alla fine la tappa di qualche chilometro. Ma non me la prendo. Il tutto mi scivola via sulla pelle, chiaro segno che anche questa volta camminare verso Santiago mi fa star bene.

E’ una tappa impegnativa, con continui saliscendi. Si arriva nella città del santo da sud. Cammino per lo più da solo e soltanto all’ingresso di Santiago incontro altri pellegrini, quasi che ognuno avesse preso una strada diversa. L’agglomerato urbano mi accoglie frenetico. Riconosco un ristorante dove l’anno scorso ho cenato con alcuni amici italiani e coreani poi, ad un tratto, mi ritrovo immerso in una folla di turisti, abitanti, pellegrini. La confusione mi turba, il rumore mi confonde, comincio a dubitare… Quando però arrivo alla cattedrale, i pezzi del puzzle miracolosamente si ricompongono. Ogni cosa torna al suo posto. Sono felice, attorniato come per incanto da decine e decine di pellegrini seduti accanto allo zaino, che si godono sorridenti la magia di un momento unico. Tutto a posto… tutto come la prima volta. Sono qui e la felicità è alle stelle. Ho il sorriso sulle labbra, la luce negli occhi, la pace nel cuore. E’ la magia del Cammino di Santiago. Ho tracciato un nuovo solco nella mia vita. Altri ne restano da percorrere, ma di tempo ne ho.