In moto – Sui passi alpini

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Passi e vette sono una delle principali manie di ogni motociclista. Dalle Dolomiti alle Alpi Occidentali, dall’Appennino Tosco Emiliano ai massicci dell’Italia centro meridionale e giù fino in Sicilia, l’Itala rappresenta un autentico paradiso per gli appassionati che, infatti, vi giungono da ogni parte d’Europa.

Faccio parte del gruppo. Anche a me piace pennellare curve e tornanti per raggiungere le mete più ardite o semplici località lontane dalle grandi direttrici di traffico, ma non per questo meno interessanti.

Così, di tanto in tanto, apro la carta geografica, quella di “carta”, per guardarmi un po’ attorno e vedere dove sono stato e dove potrei andare. Ce l’ho, mi manca, ce l’ho, mi manca e così via, come in un gioco da bambini. E cos’altro è, del resto, la moto, se non un gioco per bimbi un po’ cresciuti!

Un mattino di luglio, forse per il caldo, mi sveglio prima del solito e facendo colazione comincio a rodermi, pensando a come affrontare l’afa annunciata.

Caffè, fette biscottate, marmellata, la cartina delle Alpi davanti, lei, la mia moto, scalpitante in garage e il pensiero prende il volo. Ma dove vado? Dove non sono ancora stato, naturalmente.

La scelta cade su alcuni passi tra Italia e Svizzera, fatti in auto tanti anni fa, ma mai in moto. Detto fatto. Poche cose nella borsa e via, il navigatore impostato in modo da evitare le autostrade e parto.

Ed è subito montagna, o quasi. Comincio con il Pian delle Fugazze (1163 metri) che segna il confine tra Veneto e Trentino quindi scendo a Rovereto percorrendo la Vallarsa, dove la statale 46 del Pasubio è decisamente migliorata da come la ricordo, grazie ad una serie di lavori.

Da Rovereto punto su Torbole e Riva del Garda, dove do una nostalgica sbirciata alle colorate vele dei windsurf. Lungo la Valle di Ledro e la Valle d’Ampolla raggiungo il lago d’Idro e Bigolino, per affrontare la prima seria salita. Non l’avevo mai percorsa, la Valle Dorizzo, e già dai primi chilometri mi rendo conto del tempo perduto. Dal punto di vista motociclistico la strada è ideale: poco traffico, tante curve e un paesaggio che cambia in continuazione. Ad un certo punto la strada si restringe, le curve si susseguono ravvicinate e più impegnative, il fondo diventa più sconnesso. Siamo in alta montagna e me ne accorgo quando larici e pini spariscono per lasciare il posto a pascoli e malghe.

Verso la Svizzera
Passo Bernina

In alcuni punti la vista è mozzafiato. Dovrei fermarmi a far qualche foto ma quella stradina è davvero irresistibile e ormai ho preso il ritmo: destra, sinistra, su e giù. E così arrivo al Passo di Croce Domini, dove il rifugio è pieno di motociclisti austriaci e tedeschi. Il luogo è selvaggio e per questo anco più affascinante.

Il gestore spiega che la strada è aperta pochi mesi all’anno perché la neve, quando arriva, non se ne va più sino alla fine della primavera, se va bene.

Il versante occidentale è più boscoso. Scendo a Breno e imbocco la Val Camonica, dove ritrovo civiltà e traffico. La statale 42 del Tonale e della Mendola in questo tratto non è il massimo. Il discorso cambia a Edolo, dove giro a sinistra. Una foto all’Aprica e via verso Tirano, per entrare in Svizzera.

La strada è affiancata dalla ferrovia del celebre Trenino Rosso del Bernina. Si tratta di una notevole opera di ingegneria realizzata agli inizi del Novecento, dichiarata patrimonio dell’Unesco e di grande valore dal punto di vista turistico. Unisce Tirano a Coira valicando il Passo del Bernina e passando per Saint Moritz. Strada e ferrovia s’incrociano più volte e la fermata ai passaggi a livello è un’ottima occasione per ammirare questo trenino da favola che arranca in alta montagna. Me lo segno tra le cose da fare. Attraverso Poschiavo e arrivo sul Passo del Bernina (2330), dove ammiro il paesaggio maestoso prima di affrontare la discesa verso Saint Moritz, il cui centro è secondo me uno dei più affascinanti dell’arco alpino.

La strada sale nuovamente fino al Passo Maloja (1815) correndo accanto ai laghi di Silvaplana e Sils. La discesa lungo la Val Bregaglia è divertente da “guidare”. A Castasegna rientro in Italia e proseguo per Chiavenna.

La valle di San Giacomo mi porta ai 2115 metri del Passo dello Spluga, non prima di una deviazione per Madesimo e di una sosta al lago Montespluga. Si torna in Svizzera, per affrontare la discesa verso Spluga, molto scenografica e, a tratti, un po’ impegnativa.

Splendidi i tornanti che salgono al Passo San Bernardino (2066 metri), un posto molto bello che merita una sosta per ammirare lo splendido paesaggio che circonda il rifugio.

La statale per Bellinzona corre a fianco dell’autostrada che collega molto velocemente la città ticinese a Spluga grazie a 6,6 chilometri del traforo del San Bernardino.

Mi dirigo a nord, lungo la Valle Leventina che sale al Passo del San Gottardo (2106 metri), affollatissimo di turisti moto, bici, auto, camper, corriere eccetera. Un po’ troppo per i miei gusti.

Scendo con passo spedito verso Andermatt, dove svolto a destra. Una serie di tornanti mi conduce all’Oberalpass (2048 metri), punto d’ingresso nel cantone dei Grigioni.

Attraverso la Sursela fino a Flims e Tamins, dove svolto a destra verso Thusis, prima di imboccare la salita verso l’Albulapass (2315 metri).

Sul Passo San Bernardino
La discesa dal Passo Rombo

Sto tornando in Italia, ma prima devo affrontare un’altra salita, quella che da Zernez porta al Pass dal Fuorn (2149 metri), ultimo scoglio prima della discesa verso Santa Maria Val Mustair, il confine e Glorenza.

Gli ampi curvoni che salgono l’Alta Val Venosta verso il Passo Resia invitano ad aprire il gas e a piegare, ma non è questo il mio obiettivo. Procedo ad andatura turistica, guardandomi intorno. Mi fermo a Malles, San Valentino alla Muta dove tanti anni fa ho trascorso alcuni giorni di vacanza, al lago Resia con il suo celebre campanile che emerge dall’acqua. Dopo il Passo Resia (1504 metri), la strada si trasforma in un carosello di moto guidate da austriaci e tedeschi che fanno un “salto” in Italia per gustarsi un vero cappuccino.

Vado verso nord, Landeck, Imst, Nassereith. Il paesaggio alpino austriaco è molto caratteristico e fa il possibile per restare fedele ai canoni della tradizione. Case, alberghi, fattorie e persino insediamenti produttivi hanno dei contorni inconfondibili. Ti guardi attorno a sai dove sei.

Dopo Nassereith proseguo verso la Baviera. La meta è il Fernpass (1207 metri) ma quando ci arrivo mi ricordo che non molto lontano c’è Bichlbach, un incantevole paesino nel quale ho soggiornato molti anni fa e che mi ricorda alcuni momenti particolarmente piacevoli della mia vita.

Tiro diritto, ci arrivo e attraversandolo da sud a nord e poi da nord a sud mi rendo conto che poco è cambiato da allora. La nostalgia mi assale. Altri tempi, altri amori… Piove. Meglio rimettere la prua sud.

Sul Passo Rombo nella nebbia

Sulla strada di casa mi attende quello che in certi momenti dell’anno è un autentico mostro tra i passi alpini, il Passo Rombo, il Timmelsjoch, a 2509 metri di altezza.

L’ho già fatto più di 25 anni fai, ai tempi della Superteneré 750. Con me c’era mio papà con la sua fedele Kawasaki Gpz 750 e ora, risalendo i tornanti sul versante austriaco prima e ridiscendendoli su quello italiano poi, capisco quanta fatica deve aver fatto con quella moto.

In quota c’è una fitta nebbia e la temperatura scende velocemente tanto da costringermi a indossare indumenti pesanti. Il rifugio mi appare davanti un po’ alla volta, facendosi largo nella nebbia e il paesaggio assume contorni fiabeschi, non fosse per il freddo.

Cambio versante, attraverso la galleria e l’atmosfera muta. Pioviggina, ma la nebbia s’è diradata e la temperatura è quasi gradevole. Davanti a me si apre la Val Passiria. Sotto di me la montagna scende ripida e spoglia, solcata da audaci tornanti che mettono alla prova i deboli di spirito che non amano il vuoto. L’asfalto è bagnato e li percorro lentamente, con lo sguardo che nei tratti privi di protezione a valle si perde nel nulla.

Poi arrivano gli alberi, che nascondono ciò che sta attorno e infondono sicurezza. A San Leonardo prendo fiato. La strada verso casa è ancora lunga ma, da qui in avanti, è tutta un’altra storia. Senza brividi.