A Pamplona scelgo l’Albergue Jesus y Maria, in centro, a due passi dalla bella cattedrale. E’ la prima grande città del cammino, celebre per la corsa dei tori in occasione di San Firmino e merita una visita. Sono altri chilometri che si accumulano sulle gambe ma ne vale la pena.
Il Palacio de Navarra, la Plaza del Castillo, il Ponte de la Magdalena, la cittadella, i caratteristici localini del centro… vado a zonzo per ore finché, esausto, mi butto in branda, come si dice, e chiudo gli occhi.


Il giorno dopo, un itinerario segnato da conchiglie posate ogni cinque metri sulla pavimentazione mi accompagna fino all’uscita della città. Attraverso la moderna Cittadella universitaria poi mi immergo in stradine e sentieri che in un affascinante paesaggio collinare mi conducono all’Alto del Perdon.
Là dove “il cammino del vento e delle stelle s’incrociano”.
Il celebre monumento al pellegrino mi aspetta per l’immancabile foto. Il panorama è splendido e la soddisfazione di essere quassù è grande.

La giornata finisce a Puente la Reina dove alloggio nell’Albergue Los Padres Reparadores, semplice ma con tutto il necessario. Mi accoglie un religioso che parla perfettamente italiano, un quanto ha vissuto per alcuni anni in conventi tra Roma e Padova. Conosco un gruppo di coreani e due giapponesi.
Per loro il pellegrinaggio non ha ovviamente nulla di religioso.
Si raccontano come semplici turisti in cerca di nuove esperienze, ma ammettono di essere conquistati e un po’ trasformati da quella strana atmosfera, un tantino mistica, che giorno dopo giorno accompagna i pellegrini lungo il Cammino. Una sensazione che condivido, cercando di carpirne l’origine.
L’indomani esco da Puente La Reina oltrepassando il celebre ponte romanico dal quale il paese prende il nome, costruito in un lontano passato per evitare ai pellegrini il guado del fiume. La meta è Estella.





