8. Novelli paladini

Da Saint Jean a Roncisvalle sono circa 26 chilometri che alla fine della giornata diventano una trentina , complici un paio di deviazioni… non volute. E’ il primo giorno, siamo dei novizi! E’ forse la tappa più difficile. Si sale per circa mille metri, tra asfalto, stradine, sentieri. All’inizio il paesaggio è bucolico. Camminiamo felici sotto un tiepido sole di metà marzo. Le gambe sembrano volare e superiamo più di qualcuno che ci guarda incredulo. Ma la strada continua a salire e la fatica comincia a farsi sentire.

Il mio occasionale compagno di viaggio è in forma strepitosa, è ben allenato e, soprattutto, ha i giorni contati, per cui non può permettersi distrazioni. Allunga e lo lascio andare. Si sale, si sale senza sosta e le gambe cominciano a dolere.

Roncisvalle

Ad un certo punto, ad un’oretta dal passo di Ibaneta, il tempo cambia senza preavviso. I nuvoloni arrivano veloci e ci scaricano addosso una pioggia fredda che dopo un po’ diventa neve ghiacciata. Ci si copre e si prosegue, ma sempre più lentamente. Comincia a farsi largo qualche dubbio e si formano i primi gruppetti, immagino per farsi coraggio in silenzio l’un l’altro.

Quando arrivo al passo, il cielo si apre e un raggio di sole illumina la stele che ricorda l’epica e vittoriosa battaglia in cui Orlando nel 778 guidò i franchi contro i saraceni. Il vento soffia impetuoso e gelido ma io mi sento come Orlando, paladino del bene o di quello che io credo sia il bene. La differenza è che le mie gesta non le canterà nessuno, probabilmente perché non valgono un granché. Ma chi se ne frega! Sono quassù, a un passo dalla meta, libero di fare e disfare, di andare o restare.

E vado. Gli ultimi chilometri sono un autentico calvario, anche se la strada non sale più e il paesaggio è splendido.

La Reale Collegiata di Roncisvalle mi appare all’improvviso uscendo dal bosco. E’ maestosa e mi lascia a bocca aperta nonostante le foto già viste. Quel che è importante, però, è che rappresenta la fine della prima tappa e l’agognato riposo.

Qui scopro qualcosa che accompagnerà per tutto il Cammino, il dormitorio. E’ dai tempi del servizio militare che non dormo in strutture come questa e all’inizio è perlomeno un po’ strano, ma mi ci abituo in fretta. Accanto a me, dormono il brasiliano ritrovato, una bella e giovane ragazza inglese e un uomo irlandese. E’ un inizio poliglotta, che prosegue nella vicina Hosteria Casa Sabina, convenzionata con l’albergue, dove ci ritroviamo per la cena del pellegrino.

Sono l’unico italiano della compagnia. E’ il primo giorno per tutti e la titubanza  è palpabile. Il vino rosso,però, scorre abbondante e abbatte le barriere. Ben presto tutto diventa facile e tutti parlano tutte le lingue, in allegria e senza più timori. Da qui in avanti sarà sempre così. Mi ritorna in mente Battisti.

Canzoni e fumo ed allegria
io ti ringrazio sconosciuta compagnia.
Non so nemmeno chi è stato a darmi un fiore
Ma so che sento più caldo il mio cuor


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