30. “Todo se cumple”

L’ingresso a Santiago di Compostella è una passeggiata lenta. Non c’è più fretta, non c’è la smania di arrivare. Ormai è fatta. Ci si guarda intorno, scambiandosi sguardi silenziosi.

“Todo se cumple”, tutto si compie, si usa dire e anche per me, a questo punto, tutto si è compiuto. Sono a Santiago di Compostella. Ho sulle spalle oltre 900 chilometri, un mese di cammino che mi ha portato a scoprire la Spagna che non conoscevo e a conoscere persone straordinarie.

Mi accorgo che tutto è finito quando metto piede nella piazza della cattedrale.

L’edificio, tanto per cambiare, è in restauro e quindi coperto per metà da impalcature che però nulla tolgono al valore della foto di rito. Qui appoggio a terra lo zaino e mi guardo attorno, scoprendo con sgomento che i pochi pellegrini che conosco sono confusi in mezzo a centinaia di turisti arrivati qui da ogni parte in auto, in pullman, in aereo. Pellegrini anche loro? Probabilmente sì, se è lo spirito quello che conta.

Santiago eccomi!
La cattedrale

Scelgo l’ostello in base al nome e alla posizione centrale più che ai servizi che offre.

Si chiama “The last stamp”, “Ultimo Selo” e mi sembra l’ideale per mettere l'”ultimo timbro” sulla credenziale del Cammino.

Faccio la fila all’Ufficio del Pellegrino per ritirare la Compostela, il certificato scritto in latino che attesta il compimento del Cammino.

Alla sera è festa grande, perché i pellegrini si ritrovano tutti in centro per bere e mangiare insieme. Ceno con un bel gruppo di pellegrini con i quali ho condiviso parte del Cammino. Poi mi ritrovo a bere birra con una straordinaria coppia di americani. Padre e figlio insieme sul Cammino di Santiago. Hanno lontane origini italiane: nonno friulano e nonna del sud. Un mix che unito alla loro esuberanza Made in Usa ne fa una compagnia straordinaria.

La domenica appuntamento per tutti nella cattedrale per la tradizionale messa del pellegrino che raccoglie davanti all’altare gente da ogni parte del mondo e di ogni credo religioso.

Ho anche la fortuna di assistere al rito del “botafumeiro”.

Si tratta di un grande turibolo pieno di incenso e carbone che pesa un’ottantina di chili e viene fatto dondolare tirando delle funi da una parte all’altra dell’immensa navata della cattedrale. E’ l’ultimo atto del mio pellegrinaggio a Santiago di Compostella, un’esperienza unica che, sono certo, mi rimarrà per sempre nel cuore.

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