29. “Mamma mia”

Comincia il rush finale. Un bel paesaggio collinare mi accompagna verso Portomarin, noto per un caratteristico ponte in pietra che sale alla cappella della Virgen de las Nieves. E’ una delle tappe del Cammino, ma io proseguo fino a Ventas de Naron, un piccolo villaggio di montagna a 700 metri di altezza, dove l’albergue O Cruceiro accoglie i pellegrini. Qui, ritrovo un gruppetto di persone partite da Saint Jean assieme a me e che avevo perso di vista da diversi giorni. Il percorso, del resto, è lo stesso. Un giorno cammini più veloce tu, un giorno cammino più veloce io ma alla fine…

Tutte le strade portano a Santiago.

Una caratteristica di questa zona sono gli Horreos, costruzioni in legno o pietra realizzate per custodire e proteggere il grano. Alcune sono autentiche opere d’arte, nelle quali i contadini del posto hanno lasciato correre la fantasia.

Lungo la strada merita una visita Palas de Rei, dei cui antichi fasti, però, rimane ora solo la chiesa di San Tirso, occasione per farsi mettere un timbro sulla credenziale del Cammino. Proseguo attraversando altri centri, più o meno grandi. Dopo una piccola deviazione per visitare il centro storico di Melide, arrivo a Boente, dove alloggio nell’omonimo albergue. Qui, mi raggiunge in serata l’amico coreano che avevo lasciato a Sarria. Ceniamo insieme. E’ un autentico personaggio. Parla spesso del papà morto da poco e con i cui bastoncini da trekking sta portando a termine il Cammino. Il suo amore per l’Italia è smisurato e raggiunge l’apice quando in dormitorio.

Nel cuore della notte, nel bel mezzo di un sogno esclama “Mamma mia!”.

Quando glielo racconto il giorno dopo subito non ci crede, poi ci pensa un po’ e scoppia a ridere.

Proseguiamo insieme verso la nostra prossima tappa, la penultima del Cammino, verso Pedrouzo. Il percorso segue in parte una strada asfaltata, che lascia per attraversare vasti pascoli e stupendi boschi di grandi eucalipti. Si attraversa Arzua, il centro principale della zona che non presenta particolari attrattive.

Sono gli ultimi chilometri e il pensiero di tutti è già volto alla meta, Santiago di Compostella.

Una meta agognata quanto temuta perché segnerà la fine dell’avventura.

A Pedrouzo, sosta all’albergue Trisquel, nuovo, pulito e ben attrezzato.Sugli ultimi chilometri del Cammino c’è ben poco da dire. Il percorso non è particolarmente impegnativo, passa accanto all’aeroporto e tocca alcuni dei luoghi simbolo. Al rio Lavacolla in antichità i pellegrini si lavavano e cambiavano prima di presentarsi alla cattedrale. A Monte do Gozo c’è un grande monumento costruito nel 1993 in occasione dell’Anno Jacobeo. Nella stessa località c’è un immenso albergue capace di dare ospitalità a qualcosa come 800 pellegrini.

La gigantesca “Porta del Pellegrino” mi accoglie all’ingresso di Santiago, prima del centro storico della città.

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