A Santiago mancano circa 320 chilometri. Lascio Leon che fa ancora buio assieme ad un gruppetto di amici pellegrini. Poco dopo mi accorgo di avere dimenticato nell’albergue la mia fedele bottiglia d’acqua. Non posso lasciarla lì. Torno indietro e dico addio alla compagnia. Pazienza, ci rivedremo stasera.
L’uscita dalla città non è facile ma, con un po’ di orientamento e grazie alle tante conchiglie e alle frecce gialle che indicano il Cammino, trovare la strada diventa alla fine un gioco. Il percorso continua in parte a fiancheggiare la strada principale, il che lo rende più facile ma meno divertente.
Il Camino è costellato di Bodegas, le caratteristiche cantine interrate. Alcune sono veramente caratteristiche.


Si attraversano luoghi come Virgin del Camino, Valverde de la Virgen, San Miguel del Camino.
Il Cammino per Santiago qui è una costante sin dalla notte dei tempi.
A Villadangos del Paramo m’imbatto un una miriade di nidi d’uccelli, corvi o cornacchie, che volano come impazziti da un albero all’altro, gracchiando in concerto. Uno spettacolo che non avevo mai visto.
Faccio sosta alle porte di San Martino del Camino, all’albergue Vieira, consigliatomi per la tranquillità, i dormitori nuovi e con pochi posti letto, l’ottima cucina casalinga. Tutto vero. Promosso.
A cena incontro una coppia inglese, marito e moglie, in viaggio con pesanti zaini che però, di tanto in tanto, scelgono di spedire da una tappa all’altra.

Anche loro, come tutti quelli che ho incontrato finora, vanno matti per l’Italia.
Roma, Venezia, Firenze, il buon vino, il cappuccino, la pasta, la pizza eccetera. E io ogni volta mi pavoneggio di più, orgoglioso di essere italiano, un tantino in difficoltà a dire il vero quando si parla di politica e politici oppure di calcio quest’anno dopo l’esclusione dai mondiali. Ma bastano poche battute a superare gli ostacoli e a frenare le critiche e i luoghi comuni. Del resto, come, canta Guccini, “chi non ha in qualche posto un peccato o un cadavere nascosto?”.
E così ogni pellegrino si vergogna di qualcosa: gli ungheresi dei reticolati, gli inglesi della Brexit, i francesi della loro presunzione, i russi del loro isolazionismo, gli americani sappiamo di chi ma per loro la lista è lunga così come per i tedeschi e neppure chi vive al Nord, dalla Danimarca in su, a conti fatti è contento.
Quindi? Quindi alla fine sto bene con il cappuccino, un buon bicchiere di vino rosso, gli spaghetti, la pizza e tutti gli altri luoghi comuni che ci rendono unici e dei quali però dovremmo dimostrarci orgogliosi non solo a chiacchiere ma anche nei comportamenti.
