“Vai da solo?”. Me l’hanno chiesto in tanti, stupiti, quasi increduli. Sì, sono andato da solo ma la realtà è che la mia solitudine è durata poche ore. Già, perché sul Cammino di Santiago è impossibile non trovare qualcuno con cui parlare e passare del tempo. L’atmosfera è tale che diventa estremamente facile fare amicizia. A qualcuno capita addirittura d’innamorarsi.
In questo senso, la strada che porta dai Pirenei francesi alla Galizia può davvero essere considerata un’oasi nel deserto affollato della nostra vita. Il pellegrinaggio quotidiano diventa un confronto continuo con se stessi e con gli altri e l’intreccio di rapporti è inevitabile. Io mi sono imbattuto in alcune delle persone più interessanti finora conosciute nella mia vita.
Persone assolutamente straordinarie, fonti inesauribili di input, la cui semplice compagnia ti fa star bene.
Non so, obiettivamente, quanto il contesto influisca sul nostro comportamento. In effetti, alcune di quelle stesse persone a casa loro potrebbero benissimo essere sanguinari assassini, insegnanti carogna, spietati capiufficio, genitori arcigni.

Se così è, allora il cambiamento che il Cammino di Santiago è in grado di produrre in una persona ha ancor più dell’incredibile. Mi avessero detto prima di partire che avrei conosciuto un sacco di gente, che avrei stretto amicizie, che sarei stato veramente bene in mezzo alla gente, beh non ci avrei creduto. Ma così alla fine è stato.
Questa fitta rete di rapporti interpersonali è uno degli elementi che contribuiscono maggiormente a rendere insopportabile il vuoto interiore che coglie immancabilmente ogni pellegrino al termine di questo fantastico viaggio. Un viaggio destinato a mancarti già al momento di salire sull’aereo, il treno o la corriera che ti riporteranno a casa.
La domanda ricorrente al termine del Cammino di Santiago è questa: “E adesso?”.
