Sulla strada per Logrogno mi fermo a Viana per visitare la chiesa di Santa Maria, dove è sepolto Cesare Borgia. Alle porte della città passo davanti alla casa di Donna Felicia, divenuta nel tempo caratteristico punto di sosta dei pellegrini. Poco dopo supero la famiglia giapponese ferma a bordo strada per uno spuntino. Strano, penso, perché quando son partito stamattina loro stavano ancora facendo colazione e io non cammino certo lentamente… Poco male. Li saluto e lui mi fa l’inchino.
Mi fermo all’Albergue de Pelegrinos, in centro, punto ideale per visitare una città che mi conquista.


C’è la cattedrale di Santa Maria de la Redonda che va assolutamente visitata ma soprattutto un’atmosfera generale che invita a fare festa. E’ giovedì e la birra scorre a fiumi e a prezzi stracciati. In calle Laurel gente di ogni età affolla un’infinità di graziosi localini dove si gustano bocadillos di ogni tipo e l’ottimo vino rosso della Rioja, regione di cui Logrogno è la capitale.
Una serata diversa, insomma.
Tra una birra e l’altra, un salto in farmacia per fare scorta di di Voltaren col quale riesco a tenere sotto controllo i dolori ai piedi e ad un ginocchio.
Una zona ricca di vigneti mi accompagna da Logrogno a Najera, dove alloggio all’Albergue Porta de Najera, un bel posto con piccole stanze che danno una parvenza di privacy dopo tanti affollati dormitori.
E’ la settimana di Pasqua e una sera mi ritrovo a visitare la parrocchiale di Santa Cruz proprio quando sta per cominciare la messa. Decido di fermarmi ed è l’occasione per accorgermi dell’intensità con cui gli spagnoli partecipano al rito religioso.


Anche qui i localini caratteristici non mancano. Mi infilo in uno caso attirato dalla varietà di pinchos esposti sul bancone. Uno in particolare attira la mia attenzione. Sembra del pesce aperto e impanato. Non ci sono scritte e non chiedo. Lo ordino assieme ad un bicchiere di vino rosso. Ha un sapore strano. Forse è pesce di acqua dolce, mi dico. Ma il sapore resta strano e la sensazione alla masticazione non è particolarmente piacevole ma non mi va di lasciarlo lì. Arrivo quasi alla fine, quasi perché un pezzo duro mi blocca. D’accordo, cedo alla curiosità e chiedo cos’è. La barista me lo dice ma non capisco per cui chiedo aiuto al telefonino.
Scopro così di essermi appena pappato una originale “oreja de cerdo”, un’orecchia di maiale.
Mando giù col vino la strana sensazione che mi prende e ripiego su un piatto esclusivamente vegetariano… almeno spero.
Ho bisogno di riposare ma non è così facile. In camera, nel letto sotto al mio, c’è un ragazzone tedesco che russa come un panzer in manovra. Russa in tedesco… ma la musica non cambia. Rimbomba ovunque. Qualcuno cerca di farlo smettere, ma senza successo. Pazienza, vuol dire che dormiremo domani.
