12. La fuente del vino

Fra Estella e Torres del Rio, poco dopo la partenza, ci s’imbatte in una delle tante curiosità del Cammino di Santiago, la Fonte del Vino, aperta dalle cantine di Irache per dare ristoro ai pellegrini e far loro assaggiare il proprio “nettare d’uva”. Il vino non è buono. L’accesso è libero e ci si può tranquillamente dissetare alla fontana. Va bene per una foto.

Accanto alla fonte un monumento di ben altro valore, il Monastero di Santa Maria la Real, che dava ospitalità ai pellegrini di passaggio.

La strada è impegnativa, in salita, fino a Vilamayor de Monjardin, ma si snoda in un contesto naturale molto suggestivo, caratterizzato da colline e vigneti, teatro, dice la storia, di battaglie combattute dalle armate di Carlo Magno. Passata la caratteristica Fuente del Moro, un’antica cisterna d’acqua, merita una visita il piccolo centro di Villamayor. Mi aspetta quindi una decina di chilometri in completa solitudine, lontano da case e villaggi.

E’ l’occasione buona per riflettere su cosa si vuol fare della propria vita…

Los Arcos è un piccolo centro carico di storia, con alcuni bei locali che sembrano messi lì apposta per invitarti a fermarti. Accanto c’è la splendida chiesa di Santa Maria, che rappresenta un’ottima occasione per una sosta ristoratrice per il corpo e la mente, grazie ad un bellissimo chiostro e al fatto di raccogliere al suo interno elementi di diversi stili artistici.

La chiesa del Santo Sepolcro a Torres del Rio

Arrivo a Torres del Rio, un centro piccolissimo che vive grazie ai pellegrini diretti a Santiago. L’Hostal Rural San Andrès offre un comodo letto dopo la lunga tappa. I chilometri si fanno sentire e più di qualcuno comincia ad avere problemi.

Le vesciche fanno una strage.

Accanto a me un ragazzo coreano s’incerotta completamente i piedi, un dito dopo l’altro, salendo fino alla caviglia. Un suo connazionale spalma sulle proprie estremità un’esagerata dose di uno strano unguento. Un suo amico si prodiga in un’incredibile serie di flessione a metà fra Van Damme e Bruce Lee. Mi tengo alla larga.

Il momento più bello è la cena comunitaria. Attorno allo stesso tavolo una ventina di persone provenienti da ogni parte del mondo.

Davanti a me c’è una famiglia giapponese. Padre e madre non sanno una parola d’inglese. Lui, più vecchio di me, continua a farmi rispettosi inchini e a riempirmi il bicchiere di vino. Sbagliano ad ordinare ma alla fine puliscono rispettosamente i piatti. Accanto a loro c’è una ragazza ungherese di trent’anni. Parla inglese e tedesco.

In fondo al tavolo un enorme rugbista sudafricano cattura l’attenzione col suo modo di fare un po’ da gradasso. E’ una montagna di muscoli e mangia tantissimo. Ordina tre portate complete e due bottiglie di vino rosso. Non contento alla fine mangia anche il piatto di un altro commensale che aveva sbagliato l’ordine.

La Fuente del Moro

Qui incontro anche un ragazzo coreano con il quale condividerò poi gran parte del percorso. Molto simpatico, alla buona, è dirigente in una grande azienda e ha contatti frequenti con l’Italia. Innamoratissimo del Bel Paese va matto per Ducati, Ferrari, buon vino e cucina mediterranea. Cammina con un vecchio paio di bastoncini che appartenevano a suo padre, morto da poco tempo. Rivedo la ragazza australiana e il gruppetto di giovani tedeschi che le fanno il filo a turno.

Da vedere, a Torres del Rio, la chiesa del Santo Sepolcro.

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