16. Croci e cattedrali

Mi alzo presto perché mi aspetta Burgos con la sua splendida cattedrale. Fa freddo e la strada verso Atapuerca, uno dei siti preistorici più noti della Spagna, s’immerge nella nebbia in una campagna desolata. Me la lascio alle spalle e la stradina sterrata comincia a salire costeggiata per un lungo tratto da reticolati in rovina. “Prohibido el paso. Zona militar”. Una serie di cartelli invita a stare alla larga.

Altre guerre?

La Croce de Atapuerca, a 1100 metri di altezza, è un altro dei luoghi caratteristici del Cammino. La nebbia oggi lo rende ancor più suggestivo. La croce di legno mi compare davanti piano, eretta su un cumulo di pietre. Altre pietre sono disposte tutto intorno, in una serie di infinite spirali che i pellegrini di passaggio si divertono a disegnare. Mi fa compagnia un gregge di annoiate e strane pecore dal muso chiazzato di nero.

La Croce di Atapuerca

Passo accanto alle rovine delle chiesa dei Rosario di Villaval e, alle porte di Burgos, per evitare la zona industriale, opto per un itinerario che passa accanto all’aeroporto ed entra in città costeggiando il fiume e i giardini pubblici. Faccio gli ultimi dieci chilometri assieme ad una bella ragazza ungherese che ha avuto la mia stessa idea. Parliamo, parliamo, parliamo e infine ci infiliamo nell’albergue Municipal di Burgos. La città è molto bella e la cattedrale è semplicemente magnifica.

Pellegrini e turisti si fondono.

I primi copiano i secondi, i secondi non possono copiare i primi. Viaggiano su due piani diversi.

Il sito archeologico di Atapuerca
Zona militare

Non ci sono solo monumenti a Burgos. La miriade di bar e locali d’ogni genere ti riproietta dopo giorni nel mondo reale e, diciamolo pure, ci sta. I pellegrini del 2018 non sono né santi né eroi e si bevono con piacere una birra o un bicchiere di rosso in compagnia, in mezzo alla confusione. Tanto domani ci sarà nuovamente tempo per pensare.

E proprio nella confusione di Burgos, mentre son seduto a bere con alcuni compagni di cammino, mi capita un’altra cosa un po’ strana. Un ragazzo tedesco con quale ho camminato nei giorni scorsi e che poi ho perso di vista, fa i salti mortali per contattarmi. Avrebbe delle cose importanti per me, mi dice un suo amico. Ci incontriamo dopo cena. Zoppica, soffre e ha deciso di fermarsi un paio di giorni a Burgos per prendere fiato, ma è raggiante quando finalmente mi vede e può tirar fuori dallo zaino… la sacca cerata e i pantaloni della tuta che io avevo “dimenticato” da qualche parte. Non dico niente.

Sorrido, lo ringrazio e lo abbraccio.

Se l’è portate nello zaino due giorni… Quando torno nell’albergue, lascio sacca e tuta vicino ad una branda lontana e vuota. Sono nuove e utili, mi dico, forse a qualcuno possono servire.

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