Lascio Burgos di buon mattino, solo. L’alba fa capolino dietro la mole della cattedrale e in un attimo non sono più solo. Una coppia di giapponesi, madre e figlia, ha problemi e trovare la strada per uscire dalla grande città per riprendere il Cammino verso Santiago. Sono ben felice di far loro da guida. La “ragazza”, che come molte orientali dimostra molto meno dei suoi 38 anni, fra l’altro è decisamente carina e ride sempre. Per contro, la mamma è una maschera di serietà. Uscire da Burgos in effetti non è semplicissimo, ma conchiglie e indicazioni non mancano.


Il paesaggio cambia drasticamente. Sono le mesetas, gli altopiani tipici del centro della Spagna, più monotoni, un po’ più facili per chi li percorre a piedi. In compenso le tappe tendono ad allungarsi.
Da Burgos a Hontanas sono 32 chilometri. L’altopiano castigliano è piuttosto desolato. Campi che attendono le colture e sono spazzati da un forte vento freddo.
Folate violente contro le quali si arranca curvi. E la fatica raddoppia.
I dolori al ginocchio sinistro sono aumentati. Una fitta acuta sotto la rotula mi tormenta soprattutto in discesa e sono costretto ad affrontare alcuni tratti particolarmente impegnativi camminando… all’indietro.
Mi piego ma non mi spezzo, come si dice.
Attraverso paesi con nomi che mi piacciono un sacco: Rabe de las Calzadas, Villa de Tardajos, Hornillos del Camino, Fuente de Praotorre. Un paesaggio straordinario, nella sua semplicità, mi accompagna fino a Hontanas, dove mi fermo all’albergue El Puntido. Bevo una birra con una signora francese in là con gli anni. E’ diretta a Santiago, mi dice, ma non sa quando ci arriverà.

Molti pellegrini approfittano delle cucine per cuocersi qualche manicaretto casalingo. Io preferisco il classico menù del pellegrino che tutte le strutture di accoglienza e più o meno tutti i ristoranti propongono: primo, secondo, dolce e vino per 10 euro.
