Sulla strada fra Hontanas e Boadilla del Camino (31 chilometri) colpiscono l’attenzione le rovine del Convento de San Anton (XV secolo), un complesso maestoso quasi completamente distrutto, sotto al quale passa la strada. Il convento era diventato famoso nel Medioevo perché i suoi monaci erano esperti nel curare il Fuoco di Sant’Antonio. Dopo Castrojeriz, dove ci sono diversi ben monumenti, una ripida salita conduce all’Alto de Mostelares, altro luogo caratteristico del Cammino, dove si può fare una sosta e godere di uno splendido panorama.


Si cammina su un altopiano coltivato, che si perde a vista d’occhio. Sono chilometri e chilometri di nulla o quasi, spazzati dal vento che soffia senza sosta.
A Boadilla del Camino mi fermo all’albergue En el Camino, un luogo piacevole, con un bel giardino all’ombra del campanile sul quale svettano dei grandi nidi di cicogna.
Il pomeriggio ci regala un paio d’ore di sole. Giusto il tempo di lavare e mettere ad asciugare un po’ di biancheria e l’occasione per scacciare un po’ di umidità dalle ossa. Le due ragazze danesi, infatti, si spaparanzano in giardino.

E’ il Giovedì Santo e nella chiesa del minuscolo paese c’è una cerimonia che si conclude con una processione, ma fa un freddo cane, dentro e fuori, e i fedeli si contano col contagocce.
Piedi e ginocchio continuano a dolere.
Lo zaino mi sembra ancora pesante e quindi decido di disfarmi di una maglietta che lascio in un contenitore che i gestori di alcuni ostelli mettono apposta per i pellegrini. Ognuno è libero di prendere o lasciare qualcosa. Bella idea.
