L’alba di Foncebadon mi accoglie fredda e umida. La nebbia avvolge ogni cosa, rendendo ancor più spettrale questo villaggio di montagna diroccato che ha conosciuto tempi migliori ma che sta piano piano risorgendo.
Quando esco dall’albergo, scorgo in fondo al viottolo un cane.
Spunta appena nella nebbia ma, lo so, è lì che aspetta me. Mi guardo attorno e il destino mi fa un bel regalo. A due passi c’è uno splendido bastone, leggero e robusto, che da oggi diventerà fedele compagno di viaggio fino a Santiago, sostenendo i miei arti fragili e doloranti nei momenti più difficili. Lo afferro e m’incammino sull’unica via percorribile, diritto verso il cane. Il bastone deve costituire un buon deterrente perché l’animale quando mi vede arrivare, si limita a fissarmi e si fa da parte.
Questa è una giornata speciale, mi aspetta la Cruz de Ferro
Nel tempo questo luogo è diventato un simbolo del Cammino di Santiago. Con i suoi 1505 metri di altezza è anche il punto più elevato dell’intero percorso, ma non è questo a renderla speciale. E neppure la sua forma, che ha ben poco di artistico. Si tratta di un palo alto circa cinque metri, sormontato appunto da una croce di ferro e alla base del quale negli anni si è formata una piccola collina di pietre portate dai pellegrini. Pietre che simboleggiano peccati, ricordi, amori, propositi, dolori. C’è chi si porta una pietra da casa, chi la raccoglie durante il cammino. E c’è anche chi al posto del sasso lascia un oggetto personale, legato a qualche momento importante della propria vita.


Ci sono pellegrini che affrontano il Cammino di Santiago proprio per arrivare quassù. Lasciare la propria pietra ai piedi di questa croce ha un significato profondo.
Chi non ha un fardello del quale provare a liberarsi? Una malattia, un amore tormentato, una persona cara da dimenticare, una vita sbagliata…
La Cruz de Ferro dovrebbe rappresentare un punto di svolta nella vita del pellegrino che, deponendo la propria pietra, si lascia alle spalle un pezzo di vita e cerca di girar pagina. Difficile capire quel che accade nel cuore delle persone, in quel momento, senza provarlo.
Ho visto un ragazzo arrivare lassù e farsi cogliere quasi dalla disperazione quando ha infilato la mano in tasca senza trovarvi la pietra che avrebbe dovuto posare ai piedi della croce. Dopo averci pensato un po’ si è ricordato di averla lasciata accanto al letto nell’ultimo ostello, a Foncebadon. Senza pensarci un attimo, si è rimesso lo zaino in spalla e ha rifatto la strada. A tal punto il semplice gesto di posarla ai piedi della croce era importante per lui, legato a chissà quali tormenti.
Anch’io ho lasciato alla Cruz de Ferro una pietra che avevo raccolto durante il Cammino. Una pietra che rappresenta una persona da dimenticare.
L’ho posata accanto alle altre, con le lacrime agli occhi… e il sorriso sulle labbra per non rovinare la foto.
