24. Scarpe rotte e frittate

Astorga, la romana Asturica Augusta, è una città di circa 13 mila abitanti che offre molto sul piano turistico. Da non perdere la splendida e antica cattedrale, il palazzo episcopale opera di Gaudi che sembra fatto con i Lego, la Plaza Espagna con gli storici edifici comunali. Il centro è un susseguirsi di ristorantini e pasticcerie alle cui tentazioni non è facile resistere.

Per i golosi più curiosi c’è anche un museo dedicato al cioccolato.

Il punto di riferimento dei pellegrini è l’ostello Amigos del Camino de Santiago, all’ingresso della città. Non è il massimo ma anche qui, come sempre, c’è tutto quello di cui si ha bisogno dopo una giornata di cammino.

La cattedrale di Astorga
Il Palazzo episcopale di Astorga

In camera con me c’è fra gli altri un ragazzo friulano che qualche giorno fa ha rotto le scarpe ed è stato costretto a comperarne un paio nuovo. Dopo due giorni ha i piedi a pezzi, distrutti da vesciche e dolori vari. Oggi, preso dalla disperazione, ha deciso di portare le vecchie scarpe da un calzolaio di Astorga per farle riparare. Dopo aver tentato inutilmente di vendere a metà prezzo i nuovi e supertecnici scarponcini, li ha spediti a destinazione, all’ufficio postale di Santiago.

Ha poi concluso il Camino con le vecchie scarpe rattoppate, senza ulteriori problemi.

Lasciata Astorga, il sentiero si fa un po’ più impegnativo, con diverse salite, ma diventa anche molto più bello dal punto di vista del paesaggio. Dopo Santa Catalina de Somoza, si cominciano a intravvedere in lontananza delle cime innevate. Sono i monti che ci introdurranno in Castiglia.

Supero una donna di circa ottant’anni, zaino, scarponcini, bastone e un lungo vestito.

La saluto ammirato e dentro di me penso a quanto ridicolo posso essere nei momenti in cui, dentro di me, penso che sto compiendo un’impresa. L’importante, comunque, è anche riuscire a rendersene conto.

A El Ganso passo accanto alla Meson Cowboy, un negozietto colorato che che vende di tutto e la dice lunga su come gli spagnoli sfruttano idea del Cammino di Santiago.

L’ultima neve di primavera
Il villaggio di Foncebadon (1430 metri)

Attraverso Rabanal del Camino, uno dei più antichi centri di accoglienza dei pellegrini diretto a Santiago, dove la chiesetta Ermita de San Josè merita una deviazione. Ora il percorso sale decisamente con una stradina che s’inerpica in mezzo ai boschi. La temperatura cambia e, ad un certo punto, ecco la neve, che ci divertiamo a calpestare come bambini. Siano a quasi 1500 metri di altezza e il freddo è pungente, ma Foncebadon è vicino e l’Albergue de Peregrinos mi aspetta con tutte le sue “comodità”.

Foncebadon è un paesino di montagna fantasma: case diroccate e qualche rifugio per pellegrini. Un tempo era un centro fiorente, meta obbligata sulla strada per Santiago di Compostella. Da quando è tornato di moda andare in pellegrinaggio a Santiago, sta pian piano rinascendo e la sua posizione strategica dovrebbe contribuire a farlo rifiorire. Il luogo ad ogni modo è sicuramente selvaggio e caratteristico, anche perché sulla strada che conduce alla mitica Cruz de Ferro.

La serata in ostello è piacevole. Ci sono coreani, giapponesi, australiani, danesi, inglesi, tedeschi e persino un italiano, io.

Una signora coreana durante la giornata ha raccolto delle erbe di campo, con le quali prepara delle frittate per tutti.

E’ proprio vero che tutto il mondo, alla fine, è… paese.

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