Un angolo di paradiso. E’ questa l’impressione che le Perhentian mi hanno dato. Le due isole al largo della costa nordorientale della Malesia rappresentano un vero e proprio rifugio, in parte ancora autentico, per chi ama il mare, le spiagge solitarie e la natura selvaggia. Se si sceglie il periodo giusto, è possibile godere di un’esperienza unica, abbastanza lontana dagli schemi classici della vacanza al mare, sia esso di casa nostra sia esso esotico. Mare cristallino, spiagge di sabbia dorata, sapori nuovi, profumi di terre lontane. C’è tutto, ma qui si riesce ad andare oltre il cliché.
A fare la differenza è sostanzialmente la mancanza di grandi strutture di ricezione, almeno come le si intende normalmente, e di tutto ciò che ci gira attorno, come agenzie turistiche, tour organizzati eccetera. Questo non significa che non è possibile “organizzare” la vacanza ma semplicemente che, per lo più, bisogna arrangiarsi. E a non tutti piace. Certo, esistono dei pacchetti che inseriscono le Perhentian all’interno di tour della Malesia ma, in ogni caso, basterà arrivare a Kuala Besut, il porto di partenza, per rendersi conto che si tratta di qualcosa che esce dagli schemi.


Il trasporto per le due isole, Kecil e Besar, è garantito da imbarcazioni private. Si tratta di barche aperte, con motori fuoribordo dai 300 ai 600 cavalli, che si lanciano in mare aperto a tutta velocità. I piloti, in ogni caso, sembrano sapere il fatto loro e mettono sul timone la perizia derivante dal fare avanti e indietro tutto il giorno. L’unico rischio, per il viaggiatore aggrappato alla meno peggio alle panche delle barche e con i bagagli tra le gambe, sembra quello di arrivare a destinazione un po’ bagnato a causa degli spruzzi. Anche questa è vacanza.
A Kuala Besut non bisogna aspettarsi nulla. Pur essendo il porto di partenza per una delle maggiori attrazioni turistiche della Malesia, non offre assolutamente nulla. E’ sul mare ma è come se il mare non ci fosse. Niente passeggiate sul molo, niente ristorantini fronte mare, niente spiagge. Siamo in una delle aree più islamizzate del Paese e la vacanza al mare non rientra negli schemi mentali della popolazione. Ci sono alcuni alberghi, presenza obbligatoria visto che molti pullman arrivano qui di sera e che di notte non si naviga. Ci sono numerosi caffè e ristorantini dove si possono mangiare piatti locali immersi in un’atmosfera difficile da definire.
A mezz’ora ci sono le Isole Perhentian, forse la più nota località di mare della Malesia, dove arrivano turisti da tutto il mondo, ma qui è come se non esistessero, tira un’aria completamente diversa. In realtà, le isole sono molto importanti per la popolazione locale, perché danno lavoro a molte persone. E’ il rapporto tra le gente e il turista che esce dagli schemi e che non è di immediata e facile comprensione. Una forma di distacco difficile da immaginare per noi, abituati a coccolare il turista al limite dell’asfissia. Cultura, religione, abitudini diverse.
Se sei pigro, a Kuala Besut ci sono piccole agenzie in grado di risolverti qualsiasi problema: con commissioni ridicole ti prenotano il passaggio in barca andata e ritorno, il pullman, l’albergo… Il tutto sembra fatto molto alla buona. Il dubbio ti coglie più di una volta ma, alla fine, funziona tutto. Insomma, come si dice, nell’apparente follia… c’è un metodo.
Ho avuto la fortuna di approdare alle Perhentian fuori stagione.Ottobre segna la fine dell’”estate” qui. Arriva il monsone, che porta piogge violenti e ingrossa il mare al punto da rendere impossibile un regolare servizio di trasporto. Le isole praticamente si svuotano e vengono letteralmente chiuse fino a marzo. Negli ultimi giorni, molti si danno da fare per proteggere dalle mareggiate le“leggere” costruzioni realizzate sulla spiaggia. Sulle isole rimane solo la popolazione locale.


Le ultime settimane prima della chiusura rappresentano il momento ideale per godere della bellezza di queste isole. E’ possibile ritrovarsi da soli a fare il bagno, a prendere il sole, a camminare in spiaggia o nella giungla. Il clima resta da favola. Mare caldo e sole, quindi, però col rischio di qualche improvviso, violento ma altrettanto rapido acquazzone.
Le Perhentian sono un piccolo angolo di paradiso. Il mare è cristallino, a livello di Maldive e Caraibi. Non ci sono auto, ovviamente e il territorio è quasi interamente coperto dalla giungla, che lascia spazio qua e là a insenature e spiagge da sogno. Poche costruzioni, per lo più realizzate con gusto, caratterizzano le aree abitate. In stagione la vita notturna non manca ma trova per lo più spazio solo in caratteristici localini sulla spiaggia. Qualche albergo ha l’ardire di chiamarsi resort ma, oltre, al nome, non c’è molto. Il lusso qui sembra bandito. Le sistemazioni spesso sono al limite dell’accettabile, per i nostri canoni, ma offrono un’autenticità e un’atmosfera ormai difficili da trovare.
La giungla è lì a due passi, comincia dove finisce la spiaggia, come nei film. E nella giungla ci sono gli animali. Uccelli colorati, insetti giganti, serpenti più o meno velenosi e poi loro, i varani. Incontrarli è facilissimo perché si aggirano tranquilli tra le abitazioni in cerca di cibo. Possono raggiungere i tre metri di lunghezza, teoricamente non sono pericolosi ma la gente del posto consiglia di lasciarli tranquilli.
Lato mare, lo spettacolo è stupendo. Ragazzi su barchini di vetroresina accompagnano per pochi euro i visitatori a fare snorkeling in luoghi da fiaba. Il mare alle Perhentian è uno spettacolo. A pochi metri da riva ci sono favolosi coralli multicolori e ti ritrovi a nuotare immerso in nuvole di pesci multicolori che ti avvolgono impavidi e non di rado ti avvicinano per pizzicarti la pelle… in cerca di cibo. Un’esperienza incredibile.
E altrettanto incredibile è l’incontro ravvicinato con gli squali. Quando il ragazzo me l’ha proposto l’ho guardato scettico. La solita balla per turisti creduloni, ho pensato, ma mi son dovuto ricredere. Ho letteralmente nuotato in mezzo ad un branco di squali, non squaletti… squali di oltre due metri, che per i miei gusti sono giganteschi, richiamati dalla pastura che la nostra guida aveva portato con sé in acqua, letteralmente impazziti nel dare la caccia agli altri pesci più piccoli accorsi a prendersi la propria fetta di cibo artificiale. Bello, molto bello, ma dopo un po’ sono risalito in barca e mi sono limitato ad ammirarli dall’alto. Lo ammetto, sono un tipo diffidente.
Dopo gli squali, un’altra insenatura, con le tartarughe. Tutto vero, anche qui. Ho nuotato con loro, le ho ammirate nelle loro evoluzioni. E poi le razze e i peschi ago trasparenti e le murene… Uno spettacolo unico.
Tutto bello, quindi, alle Perhentian? Sì, tutto bello, davvero. Ma io… sono uno che si accontenta.










