O Cebreiro. Un nome quasi mitico per chi percorre il Cammino Francese da Saint Jean Pied de Port a Santiago di Compostella. Si tratta di una piccola e bella località di montagna che rappresenta il punto di arrivo di una delle tappe più difficili del percorso. Da Villafranca del Bierzo sono circa 29 chilometri. Quelli davvero impegnativi sono gli ultimi otto, che portano dai 670 metri di altezza di Las Herrerias ai 1300 dell’arrivo, su un sentiero a tratti tortuoso che si inerpica ai confini tra la Castiglia e Leon e la Galizia. E’ davvero dura, probabilmente anche a causa della fatica che si è accumulata in questi oltre venti giorni di cammino.
A Las Herrerias saluto un’amica danese con la quale ho condiviso gli ultimi giorni di cammino. Deve tornare a casa per motivi di lavoro. Lascia il Cammino triste, consapevole che le mancherà e proponendosi di riprenderlo appena avrà un po’ di tempo.
La salita è veramente dura e c’è chi bara.


Lungo il sentiero mi supera un gruppetto di pellegrini in sella a dei cavalli, approfittando dei tour proposti a Las Herrerias. Li conosco tutti e li saluto con uno sguardo interrogativo. Loro ricambiano con un sorriso.
Ma che gusto c’è, mi chiedo. Perché imbrogliare su una cosa del genere? Che cosa racconterai al ritorno a casa? E’ come scalare una vetta in funivia… S’imbroglia, semmai, su qualcosa che qualcuno ti ha ordinato di fare, che ne so, un compito a scuola! Chi non ha copiato almeno una volta? Il Cammino di Santiago è come un bellissimo gioco solitario e tu che fai? Imbrogli te stesso per vincere?
Si chiama Cammino, non “cavalchino”, “trenino”, “corrierino”, “taxino”…
Ho pizzico di rabbia dentro, lo ammetto, vedendo gli amici pellegrini sorpassarmi a cavallo, ma la scaccio subito. Non saranno loro a rovinarmi la festa. Dopo pochi, passi, quando il bosco si apre e lascia il posto ad un panorama mozzafiato, l’emozione mi travolge e mi rendo conto di quanto fortunato sono.
Durante la salita si passa il confine e si entra in Galizia. Da qui a Santiago, accanto alle frecce gialle che segnano il Cammino, ci sono dei numeri che indicano progressivamente i chilometri che mancano alla meta.
Alle porte di O Cebreiro, in un boschetto, ritrovo i cavalli “parcheggiati”. Probabilmente i pellegrini cowboy hanno deciso di fare a piedi gli ultimi 300 metri, così, per non dare troppo nell’occhio!
Il paesino è incantevole. Fa freddo e in alcuni punti c’è ancora la neve. Molte delle caratteristiche case di pietra sono state trasformate in negozietti e bar per i turisti, che in questa stagione però non ci sono.


La piccola chiesa di Santa Maria la Real ha oltre mille anni e ospita le spoglie di don Elías Valiña Sampedro, parroco del paese, che all’inizio degli Anni Ottanta si è gettato a capofitto nella magnifica avventura di recuperare il Cammino di Santiago e, armato di secchio e pennello, ha cominciato a dipingere lungo l’antico tracciato le caratteristiche frecce gialle.
Un altro cane sulla mia strada ma stavolta è diverso.
E’ un cucciolo o poco più, mi si avvicina, mi annusa e mi segue durante tutta la visita al paese, chiesa compresa. Come al solito all’inizio sono diffidente. E’ piccolo, mi dico, non dovrei aver paura. Dentro di me, però, qualcosa continua a tenermi sul chi va là. Alla fine mi rendo conto che sta con me perché è solo… e lo capisco. Ci lasciamo quando entro nell’ostello. Niente cani qui.
La maggior parte dei pellegrini si ferma all’albergue Do Cebreiro. Dove ci sono un unico grande dormitorio e dei gelidi bagni. Si chiacchiera, si ride, si curano le ferite, stanchi ma felici, e alla sera ci si ritrova in una delle locande del villaggio per mangiare insieme, in un’atmosfera di serena amicizia difficilmente riscontrabile in altre situazioni.
L’atmosfera cambia in dormitorio.
Un pellegrino russa rumorosamente per tutta la notte, complicando non poco il desiderio di risposo degli altri. Ma anche questo fa parte del gioco e i tappi negli orecchi vengono in aiuto dei più previdenti.




Cena a O Cebreiro
