Dopo il Cammino di Santiago e la fatica di fare un migliaio di chilometri con lo zaino in spalla, ho capito che il segreto è … viaggiare leggeri. Se non ti aspettano serate di gala che ti costringano a mettere in “valigia” il vestito della festa e le scarpe di vernice, puoi girare il mondo con quattro stracci o poco più.
Tornato da Santiago, ho deciso di mettere subito in pratica la regola, naturalmente dopo avere ripreso fiato.
Ho scelto la bicicletta, non perché sia un cicloturista navigato, quanto piuttosto per mettermi alla prova e vedere cosa si può fare senza investire un patrimonio in tecnologia.
Ho preso la mia vecchia mountain bike, che un tempo era un buon prodotto e per quanto mi riguarda lo è ancora, le ho dato una pulita e una sistemata dal punto di vista tecnico e son partito.
Per i bagagli ho optato per un piccolo portapacchi attaccato al canotto della sella, sul quale ho semplicemente legato una sacca impermeabile con quelle quattro cose che devono restare assolutamente asciutte. Ho completato l’equipaggiamento con una borsetta a triangolo per camera d’aria e qualche attrezzo, una seconda borsetta agganciata vicino al manubrio per telefono, cartina e altri oggetti di uso immediato, uno zainetto da dieci litri in spalla.


Il tutto condito con lo spirito giusto e un po’ di gamba, non molta visto che fin qui ho dedicato alla bici ben poco tempo. Ma è il tempo, appunto, l’unica cosa che non mi manca e quindi sono semplicemennte partito, senza programmi e senza fretta.
Per mettermi alla prova ho scelto un percorso pianeggiante, con partenza e arrivo da casa, cercando di pianificarlo per quanto possibile su itinerari ciclabili, così da evitare il traffico e scoprire porzioni di territorio visibili altrimenti solo a piedi. Per farla breve, deciso di andare al mare in bicicletta.
Sentiero degli Ezzelini, ciclabile del Brenta da Padova a Chioggia, litorale veneziano fino a Punta Sabbioni, percorsi ciclabili costieri attraverso Jesolo, Eraclea e Caorle, ciclopista del Sile fino a Treviso e stradine secondarie per gli ultimi 40 chilometri.
Fatica a parte, è stata un’esperienza fantastica, che mi ha aperto gli occhi su un mondo, quello del cicloturismo, che può veramente regalare molte soddisfazioni.
Fatica a parte, dicevo, perché in effetti non è stato facile. Non essendo allenato, ho sofferto non poco, soprattutto per il gran caldo e un insopportabile dolore al fondoschiena dovuto appunto alla mancanza di un adeguato “callo”.
Ma il piacere di andarmene a zonzo in tal modo e la sensazione di libertà che bici e zaino mi hanno regalato hanno abbondantemente compensato quelli che alla fine posso liquidare come semplici “fastidi”, risolvibili semplicemente con un pizzico di preparazione in più.
