La bicicletta è uno dei migliori modi per andare alla scoperta dell’Istria, terra che molti veneti, giuliani, friulani e italiani in generale sentono molto vicina. Negli ultimi anni il cicloturismo è diventato di moda anche qui, grazie ad una rete di piste ciclabili che permette di andare alla scoperta di paesaggi in parte ancora incontaminati e di luoghi storicamente legati alla nostra storia e alla nostra cultura. Uno dei più bei percorsi ciclabili collega Trieste a Parenzo seguendo il tracciato della vecchia ferrovia che collegava l’Istria al capoluogo giuliano: la Parenzana. Percorrerla al ritmo lento della bicicletta significa immergersi totalmente nella natura e fare un tuffo nella storia. Il tracciato attraversa alcune delle più note cittadine istriane, come Isola, Castelvenere, Montona e Grisignana. A tratti, sfiora borghi abbandonati e ormai in rovina, ricordo tangibile dell’esodo degli italiani dopo la Seconda guerra mondiale.

Da Trieste a Muggia la Parenzana è stata praticamente cancellata da decenni di sviluppo urbanistico. Esistono comunque lunghi tratti di ciclabile che permettono di arrivare sino alla vecchia stazione di Muggia, dalla quale ha inizio la ciclabile vera e propria, costruita da Italia, Slovenia e Croazia anche con fondi europei. Il percorso è segnato dalle pietre miliari con la scritta TPC e il chilometraggio progressivo. Tpc sta per Trieste Parenzo Canfanaro, località, quest’ultima, che avrebbe dovuto rappresentare, secondo il progetto, il punto di arrivo meridionale della ferrovia.

Le saline di Sicciole 
La tranquilla baia di Sezza a sud di Portorose 
Il golfo di Portorose 
Grisignana – Groznjan
Da Trieste a Parenzo sono circa 135 chilometri, in Italia e Slovenia per lo più su asfalto mentre in Croazia si percorrono lunghi tratti su sterrato. L’idea è quindi affrontare il percorso con una mountain bike o, comunque, con una bici dotata di pneumatici adatti al fuoristrada leggero. I siti turistici che pubblicizzano la Parenzana promettono centri assistenza e ristori in abbondanza. Nella realtà le cose sono un po’ diverse, perché si percorrono lunghi tratti senza incontrare anima viva, specie fuori stagione. E’ quindi consigliabile partire attrezzati per affrontare forature e piccole riparazioni, soprattutto se si viaggia da soli. Lungo la strada, mi è capitato d’incontrare una coppia di ciclisti tedeschi che avevano noleggiato delle splendide mountain bike elettriche ed erano seduti sconsolati, dopo aver forato, col telefono in mano nel vano tentativo di cercare aiuto. Avevano il kit di riparazione ma non avevano la minima idea di come sfilare la ruota dal perno centrale. Una cretinata, che però li aveva bloccati. Mi sono fermato ad aiutarli e mi hanno ringraziato e salutato con un… inchino. Un ultimo consiglio, specie se fa caldo, è quello di riempire la borraccia ad ogni occasione, perché i rifornimenti non sono così frequenti.

Un tratto della vecchia ferrovia scavato nella roccia 
Un punto di sosta panoramico con vista sulla vallata del Quieto (Mirna) 
Selvaggia Istria 
Un serbatoio dell’Acquedotto Istriano nella zona di Levade
Il percorso è adatto a tutti ma richiede un minimo di preparazione, se non altro per non arrivare a destinazione sfiniti. Le possibilità di alloggio non mancano, soprattutto in stagione e ognuno può calcolare le tappe a seconda delle proprie capacità.
La ciclabile della Parenzana attraversa un paesaggio in parte ancora incontaminato, nel quale la natura la fa ancora da padrona. Scorci di rara bellezza accompagnano il ciclista offrendo nuove emozioni ad ogni pedalata. Colline, boschi, valli impervie, arditi viadotti,case abbandonate, piccoli borghi, splendide cittadine cariche di storia, arte e ricordi accompagnano il viaggiatore, regalando un’esperienza unica.
L’emozione attenua la fatica e giunge al culmine nel momento in cui, passata Visinada, si comincia lentamente a scendere e, infine, si scorge in lontananza il mare. Non siamo ancora arrivati, ma la bellezza del paesaggio rurale e il percorso meno impegnativo cancellano ogni fatica.

Uno dei vidotti costruiti per far supoerare al treno le ripide vallate istriane 
La vecchia stazione di Visinada (Vizinada) 
Uno dei tanti cartelli che accompagnano il viaggiatore 
Le belle colline attorno a Montona (Motovun)
Mano a mano che ci si avvicina alla meta, il paesaggio cambia. Parenzo è uno dei principali centri turistici dell’Istria, una cittadina splendida che conserva intatta l’impronta veneziana ed è ancora abitata da una nutrita comunità italiana. La Basilica Eufrasiana da sola merita una visita alla città. L’Adriatico accoglie il ciclista con il suo azzurro intenso e, dopo tanta fatica, regala la sensazione di aver compiuto una piccola impresa. Arrivati al mare è un po’ come essere di nuovo a casa, ma la strada è ancora lunga perché per me la Parenzana non si conclude a Parenzo (Porec). Devo tornare a Trieste e lo voglio fare in bici. Cartina in mano e via, pennellando la costa in direzione nord a pochi passi dal mare, tra scogli, spiagge, villaggi turistici e piccoli borghi marinari. E’ un susseguirsi di baie, pinete e porticcioli.
Porto Cervara (Cervar Porat), Cittanova (Novigrad), San Lorenzo (Lovrecica), Umago (Umag), Salvore (Savudrija), Monterosso (Crveni Vrh) sono le principali località attraversate prima del confine con la Slovenia. Luoghi splendidi, strettamente legati al mare, dal quale da sempre traggono sostentamento. Da Sicciole, si ripercorre la ciclabile che attraversa l’area naturale delle saline per attraversare Portorose e infine addentrasi nella campagna collinare alle spalle di Pirano (Piran), Strugnano (Strunian) e Isola (Izola). Prima del rush finale verso Capodistria e Muggia.

Parenzo, infine! 
In riva all’Adriatico 
Il villaggio Lanterna, a sud di Cittanova 
Fra terra e mare 
Il Lungomare di Parenzo 
Le saline di Sicciole 
